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Full text of "Un prete non prete : ovvero Del cattolicismo romano a Firenze."

W PRETE NON PRETE 



OVVERO 



DEL CATTOLIGISMO ROMANO 



A FIRENZE 



<=~i<><55e 



BASTIA 

4850 



Preghiamo caldamente i lettori a non 
trascurare ad ogni chiamata le note , 
le quali, per necessità di circostanza , 
hanno dovuto mettersi in fondo al vo- 
lume. 



ALL'ITALIANO LETTORE. 



Non so né in che modo^, né quando questo mio 
scritto ti potrà pervenire. Se mai, leggilo con per- 
fetto amore^ come con amore perfetto., io per te 1' ho 
composto. La gran lotta fra Y Evangelo ed i preti dura 
e cresce in Italia; e crescerà ognor più tremenda , 
perchè nulla di più fatale ai preti tentar si potrebbe^ 
quanto il contrapporre a loro la religione pura di 
Cristo: ed essi lo sentono ^ e tutto faranno prima di 
cedere un dito sol di terreno: improperi ^ calunnie , 
scomuniche^ persecuzioni, perquisizioni, tutto faranno 
o tenteranno,, tutto. Lo che non un male^ ma pel 
trionfo del vero., anche umanamente parlando., è un 
gran bene; perchè nei contrasti la fede si affina: e 
quando il professarla trae seco i patimenti e le beffe., 
ogni credente è sincero; e perciò forte: che più delle 
baionette e de' cannoni è potente la fede. 

Stendere queste pagine è stato per me un bisogno 
imperioso dell'anima. Prete io pure^ ma accorto da 
non poco tempo dei mali che alla mia patria ed alla 
religione venivano dal sistema pretino., sento oramai 
il dovere di spendere a prò della causa migliore quelle 
conoscenze che solamente un prete può avere de' pre- 



— 6 — 
ti — solamente un prete può scrìver cose sui preti ef- 
ficaci: alle diatribe de' secolari, specialmente se stra- 
nieri, essi ridono ; — italiano sbandito sento il sacro- 
santo dovere di consacrarmi tutto al bene della pa- 
tria mia sventuratissima. La quale potrà risorgere a 
vera potenza e gloria sol quando nel cuore de' miei 
compatriotti si ravvivi la fede ora spenta dal soffio 
micidiale dell' incredula filosofia,, o soffocata sotto l'In- 
gombro delle pretesche materialità. 

E voi preti giovani miei confratelli pensate che in 
mano vostra più che altro sta la causa d' Italia. — Io 
non parlo al gregge di coloro che fattisi preti per as- 
sicurare il tozzo,, battezzano,, dicon messa^ confessano 
quasi in un perpetuo dormiveglia : e solo il titilla- 
mento de' cibi o di altro materiale diletto li avviva ; ne 
a coloro io parlo che infatuati fra gli articoli della 
empia e scaltrita Civiltà cattolica^ o della ridicola Ar- 
monia _, o della goffa, ed abietta Eco,, votaron se stessi 
alla vittoria di una trista fazione, posponendo l'Evan- 
gelo al triregno: anime tenebrose ^ intolleranti , sono 
costoro,, e purché la fazione trionfasse rinnoverebbero 
lieti contro ogni dissenziente da loro, le atroci perse- 
cuzioni degl'imperatori pagani, e tanto sono costoro 
ingaglioffati nella voluttà dell'odio., tanto stravolti di 



spirito- e gonfi di oltracotanza che quegli solo potrebbe 
commuoverli, il quale sa dalle pietre suscitare i figli 
d' Abramo. 

A voi parlo bensì che del trovarvi in continua con- 
tradizione con voi stessi fremete ^ e piangete; a voi 
che nel silenzio vi preparate alla grande opera , a voi 
cui brilla al pensiero la pienezza de' tempi, e colle dol- 
cezze di una sublime speranza compensate i presenti 



— 7 — 

dolori. Durate costanti., contatevi ^ unitevi ^ amatevi: 
forse 1' ora non è lontana,, e coloro stessi V affrettano^ i 
quali spingono a più furiosi eccessi la reazione. Io 
sono con voi : la memoria di quei colloquj pieni di vita 
che negli anni scorsi avemmo insieme,, mi torna al- 
l' anima^ e disacerba amaramente l'esilio: amici s fra- 
telli, compagni miei- studiate^ amate., pregate. Proce- 
dete cauti, ma uniti ^ ma credenti^ ma intrepidi: abi- 
tuatevi al pensiero della morte^ e sarete terribili ai 
vostri nemici. E quand' anche le sorti della patria 
dechinassero sempre in peggio^ quando i propugnatori 
dell' Evangelo fossero perseguitati, dispersi o spenti, e 
reso umanamente impossibile far penetrare fino agli 
occhi del povero popolo la luce del vero,, consolatevi 
sempre pensando che Dio sa quel che fa,, che spesso 
affligge chi Egli ama^ e che finalmente trapasseranno i 
cieli e la terra y ma non trapasserà mai la eterna 
Parola, 



Alzate la voce in nome di tutti, e dite 
al mondo che siamo sfortunati , ma nò 
ciechi, né vili; e che non il coraggio 
ci manca , ma la possanza. 

FOSCOLO. 



Me ne venivo ^ venerdì ^ a Firenze. Era di buon'ora: 
Entrato appena la porta 3 odo in lontananza una voce 
stentorea sgangherata^ come quelle che mesi sono gri- 
davano i numeri giornalieri del Popolano,, del Lam- 
pione., e via discorrendo: mi fermo \ tendo l'orecchio, 
e distinguo le parole : Rimini una crazia so- 
lamente. 

Rimini ! mi s' è rimescolato il sangue. — Rimini ! 
Qualche movimento là contro il governo pretino! 
Un' altra battaglia di Rimini j e forse con miglior suc- 
cesso! Qualcosa di grosso dev'essere^ perchè il gri- 
dare a questo modo è proibito dal governo^ e il go- 
verno ora non scherza^ o non vuol parer di scherzare. 
— Infervorato in questo pensiero, dò due o tre pizzi- 
cotti solenni alla cavalla^ e svegliando qualche dor- 
miglione col mio tilbury^ presto mi trovo nel centro. 
Ecco un gridatore: mi fermo, ascolto meglio: Il gran 
miracolo della Madonna di Rimini ... — Eh ! diamine 
mai! N'avevo udito parlare^ ma la credevo una sem- 
plice chiacchiera fra donnicciole : 1' amico però mi te- 
neva la sua mercanzia dinanzi agli occhia e c'era as- 



— 10 — 

sai gente _, quindi ho creduto ben fatto spender la 
crazia^ e via. 

Giunto alla mia solita rimessa ^ consegno la bestia 
allo stalliere 3 e mi ritiro in un canto a leggere: che 
orrore ! 

Dimentico d'ogni affare son corso dal prete R. mio 
vecchio amico. Passando da una cantonata ^ veggo un 
foglio arcivescoyile : — Un'altra ! dico fra me ; leggiamo. 
Diceva che sarebbe stata scoperta per tre giorni la 
SS. Annunziata ^ onde implorare il tempo buono; pro- 
mettendo ai visitanti quaranta giorni d'indulgenza. 

Combino il prete in casa^ e senza dargli neppure 
il buon giorno^ gli mostro il foglio e comincio ex- 
abrupto: Hai letto ^ eh! hai letto? Non è neppure un 
mese che manco ^ e trovo di questa razza di novità? 
E voi^ preti giovani ^ come mai ve ne state colle 
mani alla cintola? Almeno tu^ perchè non declami^ 
non gridio non protesti ^ non fai insomma qualcosa? 
Per le pastorali sulle indulgenze , e per le scoperture 
della Madonna,, pazienza! forse il tempo non è ancora 
venuto : ma questo ribaldo cinismo nel vantare sif- 
fatte misere assurdità ^ non si può tollerare in Fi- 
renze. Non è questa l'Atene d'Italia? Non lasciarono 
qui dianzi eredità d'altissimi sensi il Bartolini ed il 
Giusti? Non si alza qui la cupola di Brunellesco^ non 
parlano qui le tombe di S. Croce^ non respira qui ancora 
V ultimo e degno discendente di Piero Capponi? Ma 
tu che quando ultimamente ci separammo., mi pro- 
mettesti di studiare seriamente con molti tuoi compa- 
gni la Bibbia ^ e preparare una riforma religiosa tutta 
italiana ^ tu dormi? Tu ancora ^ dopo tanti dolori,, tanti 
disinganni, quanti n' abbiam sofferti dal 31 in poi ^ tu an- 
cora del gregge ? — Hai forse voltato bandiera per avere 
un impiego? Cosi dunque ingannate il povero popolo? 
Cos' erano mai appetto a queste enormezze., le sciatte- 
rie tanto esagerate degli anarchisti? Cosa sono i te- 
deschi? Già; quanto a questi ^ mi duole meno che vi 



— II — 

sìenoj di quello che noi li abbiamo meritati; e per 
me; serbando intatto il sentimento mio nazionale ^ e 
girando largo 3 come individui; e come truppa non li 
disistimo s e non li disamo davvero. Un prete fa più 
male che mille austriaci: che non si mescolano questi 
fra il popolo nostro a pervertirlo,, a profanare il san- 
tuario dell'anima.., e guastare le idee di virtù e di 
vizio ; di disordine e di ordine^ d' empietà e di reli- 
gione. I preti: ecco i veri nemici di Italia. Svergo- 
gnati ! Mentre si va dicendo : Il popolo non è ancora 
maturo a più larghe istituzioni , essi per maturarlo 
propalano e stampano i miracoli di un' immagine; che 
muove gli occhi; muta colore ; e goccia da un occhio 
una lagrima! Essi creano miracoli e paure; e ne 
fanno mercato impudentissimo; scompigliano le menti; 
guastano; o freddano i cuori; abbuiano; o si pro- 
vano almeno ad abbuiare ogni cosa; e poi si mettono 
a lamentare o prognosticare i delitti de' popoli; i mali 
della propaganda. — E con tali arti si provano a ri- 
pigliare le redini della umanità; farla docile alla sella; 
anzi metterle il basto ; e correggerla co' loro sproni. 
Vorrebbero; dice un grande italiano; che * rinunzias- 
simo alla ragione per essere sottoposti all' autorità 
loro: essi maestri; e noi credere; essi padroni; e noi 
tacendo servire. La paura di sentirsi scappare affatto 
di mano ogni potere li fa audaci; audaci li fa il non 
sapersi vergognare; e il sentirsi pochi; odiosi; cospi- 
ranti; perseveranti; lo sperare nella provata pigrizia 
e pazienza delle moltitudini. Ma temerariamente spe- 
rano: gli ha scoperti ^ e fatti perciò meno pericolosi; 
l'eccesso della furiale stoltezza. I precessori di co- 
storo; tanto maggiori di numero e di forze ( e certa- 
mente non avari di violenze né di frodi ); non basta- 
rono a ritenere il mondo nella barbarie ; e questi in- 
sensati confidano di ritornarvelo ? Ma non può; no; 
ritornare addietro; né anco ristarsi dal suo salire la 
mente umana; ed ora che viene avvicinandosi al suo 



— 42 — 

equatore 3 bisogna che in piti largo cerchio di casi e 
di pensieri ^ più velocemente si giri (1). Ma voi preti 
giovani., e ben pensanti,, perchè non cominciate a far 
forza agi' ignorantissimi vescovi., perchè non vi fate 
vivi? Se voi non muove la carità della Patria , se non 
vi preme che prosperi in Italia la causa di Cristo., 
badate almeno a voi stessi: la fortuna non stringe patti 
eterni con uomo veruno 3 e quando un giorno vqì 
dalla cima della ruota ruzzolerete nel fondo, chi vi 
salverà dall' ignominia 3 o dalle ingloriose persecu- 
zioni ? 

Io m' ero scaldato molto. L' amico prete mi guar- 
dava; quando mi fui chetato mi guardava ancora,, e 
quindi diede in uno scoppio di risa. — Confesso il 
vero che mi ci volle tutta 1' amicizia e la stima che 
avevo per lui,, per non dirgli qualcosa di buono: fre- 
meva come scornato,, ma tacqui. Egli finalmente ri- 
spose : Ma tu la pigli sul serio davvero. Pare impos- 
sibile ! Non vedi eh' eli' è una commedia^ anzi una farsa 
come le altre ? Mi fai proprio ridere : vorresti tu che 
io 3 insieme cogli altri giovani preti 3 facessi opposi- 
zione a queste balordaggini? Metterebbe un bel conto! 
Ti compatisco ^ perchè vieni di provincia. Ora tocca 
a loro: la reazione gavazza,, e salta da frenetica,, e 
per ora è giuocoforza lasciarla fare. Ti par' egli? Chi 
di noi facesse la minima obbiezione 3 guai a lui! gli 
griderebbero dietro come mazziniano 3 o protestante,, e 
così danneggerebbe se medesimo^ senza giovare ad al- 
cuno. Eppure là ci avete i frati vicini: non senti mai 
le loro prediche? 

C. Io ? Vorrei far altro ! Troppe n' ho sentite quan- 
do mi ci conduceva il babbo : oramai quelle frasi le 
so tutte a mente. 

P. E dai giornali non vedi 

C. Non mi ricordo nemmeno quanto tempo sia che 
non ne ho preso in mano uno solo. 

P. Ma se lo dico! E perciò ti maravigli di vedere 



— 13 — 

dove siamo arrivati: perchè non hai tenuto dietro ai 
passi fatti. — Ma quel che m' ha fatto ridere è il tuono 
serio tuo sciupato per declamare contro i miracoli buffi 
della pittura di Rimini: abbi pazienza, quel tuono 
m'ha fatto ridere. 

C. Ed io ti parlo da maledetto senno , e mi mara- 
viglio 

P. Andiamo! smetti! Ma prima di tutto chi ti credi 
che illudano queste cose? Certi vecchi rimbecilliti, 
certi impiegati devotoni di vecchia stampa , la genia 
bolsa e balorda ( ristretta assai ) de' bigotti puro-san- 
gue, e finalmente certe, non dico tutte , ma certe 
donnette di Camaldoli, che credono alle streghe, ai 
batuffolo nero, ed ai numeri buoni: gente che anche 
senza questi gingilli è credenzona, leggera, inerte. 
Ci credono poi, o per dir meglio fan vista di cre- 
dervi, certi fratacchioni , e certi preti; e in co- 
storo, capisci bene, il criterio morale o religioso è 
difficile che venga mai pervertito. Ci credono, se vuoi 
così, quelli che vendono tali foglietti, chi li stampa, 
chi grida . . . 

C. E griderebbe di nuovo col medesimo sangue 
freddo, la fuga dell'Arcivescovo, o il suo duello con 
Montazio ... (2) 

P. A proposito : la ritrattazione di Montazio la leg- 
gesti ? 

C. Quella sì, Briccone! 

P. Buffone, volevi dire. 

C. Già lo scrivevo a tutti, quando mi mandavano 
all'estero, dove mi trovavo allora, gli articoli reli- 
giosi del Popolano: Non ve ne fidate. Conosco il mae- 
stro, la lezione non può mai valer nulla. 

P. Vuol uscire di là, farebbe altro! Del resto, caro 
mio, sii persuaso che tutte queste scene non hanno 
effetto nessuno sulla gran maggioranza: va pe' caffè, 
entra per le botteghe, negli studi, nelle spezierie, 
per le case, e vedrai. E quanto ai preti ce ne son 



— u — 

certi tra i giovani che la sanno lunga , ma lunga dav- 
vero ^ e il numero ne cresce; e i miracoli della Ma- 
donna di Rimini , lo aumenteranno , spero , di qual- 
cuno; e se verrà il giorno, vedrai quel che faremo 
noi giovani preti. Intanto, non dubitare, che si la- 
vora. Prima di tutto si studia la Bibbia, e si crede: 
e tu del nuovo Testamento che ti diedi, cosa n'hai 
fatto ? 

C. Che domande! l'ho letto, e riletto; e sai? Le 
feste, costretto ad andare alla messa ( che altrimenti 
là in quel paesuccio darei nell'occhio, e mi compro- 
metterei inutilmente ) tengo il mio Vangelino in mano, 
e sto con tutta la divozione : e il Priore (3) so che 
mi porta per esempio del contegno da usare in Chiesa. 
Anzi l' altro giorno fece una bella tirata contro il Pro- 
testantismo (non sa quel ch'egli è, ci scommetterei 
la testa ) e poi si mise ad inveire contro l' audacia 
scelleratissima di leggere, ritenere, o diffondere le 
Bibbie e i Vangeli senza commenti, dicendo che son 
tutti libri mutilati, guasti, corrotti. 

P. Solita accusa! sempre ripetuta, provata mai. Se 
fosse vero, colle stampe, e colle prove di fatto, n'a- 
vrebbero assordato i campanili (4). 

C. Che importa? Ma intanto lo dicono, e v' è chi 
ci crede. — Intorno a me, que' pochi che capivano, e 
que' pochissimi fra costoro che ci badavano, l'avran- 
no pure creduto; ed io me ne stavo intrepido col 
mio libriccino in mano ; ah se avessi potuto alzar la 
voce ! — Ma pazienza : per ora hanno ragione loro. — 
Ho piacere però d' essermi sfogato : non ne potevo 
più: tu m'hai racconciato lo stomaco. Dunque non ci 
credete ? 

P. Ma dimmi, chi dovrebbe, nel caso, credervi di 
più, e dare il buon esempio? 

C. I preti, mi pare. 

P. E fra i preti, i più anziani e normali, di buona 
ragione. — Va bene : se tu puoi, vieni stasera a vedere 



1M 
o — 

le processioni che si faranno da' preti alla SS. Annun- 
ziata scoperta, e vedrai che fede abbiamo ne' mira- 
coli^ e nelle Madonne. — Cabale, cabale., e caba- 
le poi : 

Coli' arte e coli' inganno 

Si campa mezzo l'anno; 
Coli' inganno e coli' arte 

Si campa l'altra parte. 

Vedi, per esempio. A badare al bisogno., l'imma- 
gine,, doveva scuoprirsi di certo qualche giorno in- 
dietro , come pure in qualche luogo di campagna si è 
praticato, ma qui hanno voluto aspettare ad oggi, per- 
chè è venerdì, e in occasione del mercato settima- 
nale ^ un gran numero di contadini viene per inte- 
ressi in città. Cosi,, a buon conto , si fa gente, c'è 
concorso : poi vien la domenica, e i bighelloni fiorentini 
vanno a ciondolarsi per Via de' Servi,, come andreb- 
bero alle Cascine, o al Parterre; ci sono poi i ven- 
ditori delle immagini, e gli acquacedratai che fanno 
molto chiasso; ci sono i giandarmi, le spie, qualche 
carrozza; verranno i parrochi de' contorni a menare 
le compagnie , forse ci scapperà qualche dono : e lì il 
biancicar delle cappe, la sfilata delle ragazze, lo sven- 
tolare degli stendardi., la tiritera de' canti: queste le 
son cose che fanno spicco, danno nell'occhio, e ser- 
vono maravigliosamente la bottega. Allora si può dire 
in qualche convegno, o scrivere, come quello scem- 
piatone di Rimini , che V andare e venire dei fore- 
stieri e $ ogni gente può assomigliarsi a qualcosa 
d' imponente (5) ( nota leggiadro stile ) e benché il 
tempo sereno cominciasse già fin da giovedì, non im- 
porta : è sempre una grazia della Madonna — è tanto 
buona! Maria maler gratiae , e tanto basta! ha vo- 
luto prevenire le nostre domande ! — Che se invece la 
pioggia appunto in questi tre giorni avesse rinforzato, 



— 46 — 

allora sì che costoro cominciavano a sbraitare: Ve- 
dete? Sono i nostri peccati: n'abbiamo fatti troppi. E 
non ci vogliamo ancor credere; e fra voi fiorentini , 
in questa città sempre insigne , e distinta pel suo zelo 
in favore di nostra S. Madre Chiesa — frase obbligata — 
vivono, che orrore mio Dio, che orrore! vivono,, 
e forse in gran numero, i Mazziniani,, e il protestan- 
tismo. — Così costoro si fanno via degli ostacoli, si 
ripiegano in mille guise , posseggono l'arte di essere 
sotto mille forme una sostanza sola, e fondere mille 
sostanze eterogenee in una forma medesima; di col- 
legare, di subordinare anzi quella, che chiamano re- 
ligione, agli interessi più materiali, e perchè quelli 
furono soddisfatti, e perchè gì' interessati spalleggia- 
rono chi li aiutava, menan trionfo, e dicono che la 
religione di G. C. splende sempre di nuova luce, e 
che Satanno è un' altra volta sconfitto. — E nota che 
quello che vediamo qui accadere in piccolo, accade 
in grande a Roma: Il papa rientra in quella povera 
città pei negoziati de' despoti, e , coli' aiuto de' matti 
armis collatis , e poi ringrazia il soccorso del Cielo. — 
Arti antiche, mio caro, sempre scoperte, e sempre 
rimesse in opera con frutto, perchè se il diavolo, di- 
ceva un grande scrittore, conferisse benefizi, impie- 
ghi e pensioni, il diavolo avrebbe sacerdoti, adora- 
tori, ed apologisti quanti volesse. — Aspetta che il 
prete torni cittadino, e cominci a credere, e vedrai. 
C. Sì, questa è una speranza bella e buona, ma vedi 
intanto che orribile confusione d'idee: vedi come si 
tenta di mettere in un fascio gli evangelici, coi co- 
munisti, quelli che bramano riforme cattolicamente 
operate nella Chiesa cattolica ( sai che io non sono 
con loro, ma pure alcuni ne stimo) con quelli che 
fanno un'esclusiva propaganda protestante, quelli che 
adoperano a diffondere la parola di Dio, e libri più 
ragionevoli in fatto di religione coi fautori d'una 
vituperosa licenza; si riversa sui liberali sinceri ed 



— d7 — 

assennati ogni eccesso che i furibondi abbiano ne' pas- 
sati disordini potuto commettere o minacciare _, si de- 
plora ipocritamente l' Italia ^ si chiama empietà ^ per- 
fino il voto di quei liberaloni di facile contentatura,, i 
quali sarebbero tutti soddisfatti solo che fosse tolto di 
mezzo,, o ristretto al patrimonio di S. Pietro il po- 
tere temporale de' Papi; poi si affetta compunzione e 
fede^ e con testi,, e con allusioni prese dalla sacro- 
santa parola di Dio^ si magnifica lo svolgimento de- 
gli occhi ^ il cambiamento del viso^ e le lagrime d'un 
pezzo di tela. 

P. Dimmi 3 non hai tu notato quella parte molto in- 
genua della relazione di Rimini 3 che ritiratosi (sic) le 
donne e i fanciulli 3 e molte persone pie alle loro 
case 3 subentrarono i Rigeneratori della novella Ita- 
lia ^ unitamente a quasi tutti i pittori di Rimini 3 
pensi tu a che fine ?..... figurati che ridevano a 
due ganasce della stolidezza del basso popolo : quivi 
dunque essendo questa buona razza di beelzebub 3 la 
benignissima signora ( erano le 40 e mezzo della 
sera ) abbassò più sensibilmente gli occhi in atto di 
squadrarli 3 impallidì in modo straordinario 3 e man* 
dò una lacrima dall' occhio destro .... 

C. Una lacrima che si vede alle 10 x h di sera! ma 
pare impossibile! 

P. Non m' interrompere. — Quindi appoco appoco 
li rialzò al primo suo slato. A tal vista non potè 
durare la pervicacia di que' satelliti dell' Inferno 3 
i quali, piegati a terra 3 cominciarono a gridare 3 
Misericordia 3 perdono ; più 3 vi fu chi gridò : Non 
più odio al sacerdozio .... 

C. Ah ah: ci siamo! Non son potuti stare alle 
mosse. — Sì,, hai ragione: le son cose da ridere. Non 
hanno neppure il talento di saperle fare. — Il loro 
diavolo non si travisa bene : ora gli si vedon le cor- 
na,, ora gli scappa fuori un pezzo di coda. 

P. Non so se riconoscerai in questo una di quelle 



— 18 — 

analogie ( e ce ne sono pur tante ! ) fra il cattolici- 
smo QUAL egli È,, e Y antico paganesimo. Ti ram- 
menti quando Sinone racconta nell' Eneide^ che Ulisse 
e Diomede ardirono rapire dal suo tempio il simula- 
cro di Pallade^ e portarlo fra i Greci? Appena l'Im- 
magine fu posata nel campo greco , travolse , il nar- 
ratore riminese direbbe svolse^ gli occhia e 

Torvamente mirogli: e lampi , e fiamme 
Vibrò per gli occhia e per le membra tutte 
Versò salso sudore. Indi tre volte 
Meraviglia a contarlo ! alto da terra 
Surse, imbracciò lo scudo \ e brandì Y asta (6). 

Manca in questo caso un Calcante che profetizzi 5 e 
muova a sua voglia le schiere. 

C. Le schiere mancano ^ volevi dire. De' Calcanti, 
magari! quanti ce ne sarebbero! Vedi! Sebbene i Cal- 
canti^ volevo dire i Vescovi ^ ed i preti declamassero., 
e profetizzassero^ quanta gente poterono assoldare a 
prò del Papa nella cattolicissima Spagna? Questo è il 
gran che: allora eran cose consentite da molti ^ cose 
cantate in uno stile maraviglioso; orale son materie scre- 
ditate^ e chi prende a scriverne ( ammeno che non fac- 
cia ^ come l'egregio Viale (7)^ permetterle in canzo- 
natura ) è anima volgarissima ; e che girino per Fi- 
renze quelle scempiaggini mi pare un atroce affronto 
al buon senso del popolo ,, alla civiltà presente -, alla 
gentilezza toscana. — E perchè non si dee trovare chi 
se ne risenta? Tutti ciechi^ o vigliacchi? Un libro 
per esempio che mostrasse Y analogia fra il pagane- 
simo antico 3 e il cattolicismo quàl'egli è^ voluto ^ 
o consentito dai preti , farebbe molto bene. 

P. Anzi benissimo. Ma siamo sempre al concilio 
de' topi: il campanello., chi l'attacca? Tu non pensi 
che un libro tale non si potrebbe pubblicare in To- 
scana,, e dal Piemonte o d'altrove non potrebbe im- 



— 49 — 

portarsi? Non sai che hanno proibito perfino l'impor- 
tazione delle Poesie di Berchet? 

C. Che: questa poi non la credo. se si trovan per 
tutto ! 

P. Tu mi sembri un vero provinciale venuto jeri 
dalla Falterona! Non lo credi? la sostituzione della 
parola lealtà a libertà nel coro de' Puritani la credi? 
O la diffusione degli articoli del Conservatore per le 
Provincie operata con mezzi ministeriali, e come li 
chiaman costoro, legittimi , non la credi? O la circo- 
lazione impune, anzi forse ineoraggita per Firenze 
( il 7 giugno anno di grazia d850 ) de' gridatori per 
spacciare fra il popolo i miracoli d'un pezzo di tela 
che lagrima da un occhio non la credi? 

C. Hai ragione. Gli è proprio il caso di gridare col 
povero Giusti: 

Restai di sasso : barattare il viso 
Volli , e celare i tratti di famiglia. 

P. Ricordati però che soggiunge : 

Ma poi l'ira il dolor , la maraviglia 
Si sciolse in riso. 

Credimi, amico: il tuono tragico con costoro è speso 
male : non il bastone, lo scudiscio ci vuole : non il cipiglio 
d'Alfieri, ma il ghigno del Giusti. — Vedi, non fosse altro, 
che povertà vergognosa. Convocano un'adunanza di Ve- 
scovi (sotto la presidenza, fra parentesi, d'un Arcive- 
scovo arcade, che nella sua vecchiaia fa i sonetti lettera- 
ti, e canta Radetzki (8) ) fondano una società per la dif- 
fusione di buoni libri — si sa loro son tutti buoni, e 
le cose loro tutte buone — e aspetta aspetta che n' esce? 
— Siamo in Toscana, nota bene , siamo a Firenze : qui 
è veramente il focolare d' ogni alto e gentil sapere — 
che n'esce? Un miserabile dialoguecio, che sebbene 



— 20 — 

animato dal medesimo spirito^ non ha neppure la forza 
acrimoniosa dei dialoghetti leopardiani (9); un pallido 
e sfiancato compendio dell' inverecondo libercolo del 
frate Belli (10): frasi viete,, scherzi bassi,, nomi sco- 
nosciuti. 

C. Mi vergogno a pensare 3 astrazion fatta da ogni 
convinzione religiosa ^ mi vergogno a pensare cosa di- 
ranno di noi gli oltramontani, vedendo tali miserie ^ io 
che so con qual gravità ^ con quale profondità di dot- 
trina si trattano fra loro le questioni religiose. Ma 
dove mai hanno passato il tempo questi miserabili 9 
essi che non hanno neppure ^ come i preti da loro 
chiamati acattolici ^ i pensieri della famiglia? 

P. Ti ricordi tu di quella famosa terzina del Sac- 
centi ? 

I fogli allo Speziale,, i libri all'ozio: 

I)icon la Messa., recitan l'uffizio,, 

E uffizio e Messa è tutto il lor negozio. 

E Dio volesse che molti e molti fra loro avessero 
queste sole occupazioni! 

C. Per codesto lascia dir noi campagnoli^ che abi- 
tiamo in paesetti^ ne' quali il prete 5 specialmente se 
se l' intende col governo , è un piccolo Bascià. — Ma è 
colpa piuttosto del sistema che dell' individuo: tornia- 
mo al don Francesco. Vedi come nel tuono tutto di 
quel libretto,, come in quelle metafore prese dalle la- 
vandare, e dalla cucina,, risalta ( ed è un' altra analogia 
di questo cattolicismo col Paganesimo) la tendenza a 
piegarsi alle passioni ^ ai gusto altrui. Non cercano 
costoro di alzare il popolo fino alle idee religiose^ ma 
sì di abbassare^ di avvilir queste fino ai gusti del ceto 
più; per colpa loro^ ignorante ; e Y ignoranza in fatto 
di religione come D. Francesco stesso confessa (pag. 14),, 
è grande assai fra noi. 

P. In quel don Francesco però ci eran cose che mi 



— 21 — 

svagarono di molto. Ti ricordi quando ei rimprovera 
al Desanctis 3 che nelle cose sue non v' è nulla nulla 
proprio di nuovo, e che non sia fritto e rifritto? 
(pag. di) è graziosissima ! E tutti questi apologisti se 
ne fanno forti come d ? un grand' argomento, senza ri- 
flettere che dovendo combattere i medesimi errori, 
altro non si può usare, su per giù, che le medesime 
armi; e che a tutto buon diritto si potrebbe dire a 
loro : voi ricantate sempre le solite fandonie. 

C. E che ti pare poi della riservatezza d'un eccle- 
siastico che parla di cose a senso loro religiose, e della 
squisita finezza dello scherzo : Volevate che vi facessi 
vedere il Padre Eterno in confessionario ? (pag. 48) 
— Ci fan vedere il Redentore del genere umano in 
un agnello arrosto (pag. 20). Arrossii nel leggere 
tali sconcezze,, arrossisco nel ripeterle ora. E se que- 
ste, e simili pagine son dettate da spirito di vera re- 
ligione., se non è invece tutta passione velenosa, amor 
di controversia, spirito di casta , abuso dei vantaggi 
che dà in Toscana ai preti nostri non esservi libertà 
di stampa in siffatte materie, io non so più a quali 
caratteri distinguere il vero dal falso. 

P. E finché i vantaggi della stampa saranno per 
loro, caro mio, avranno sempre ragione. È naturale : 
come se in una causa criminale, il fisco facesse le sue 
conclusioni, e poi dicesse: Così la penso, così deve 
decretare il Tribunale : proibisco agli avvocati con- 
trari di aprir bocca, e se i giudici non sentenziano a 
favor mio, guai a loro! — Ah se ci fosse libertà in- 
tera di discussione, vorrei invitare il sig. Canonico 
Barsi ad una disputa pubblica. Là in un salone a porte 
aperte vorrei che mi dimostrasse , come chi scrive 
contro la confessione auriculare dir si possa che scriva 
contro la religione (pag. 8),' di chi fu colpa se gli 
osanna a Pio nono, ed ai preti (a Pio ed ai preti, 
dico, non al Vangelo, come affetta di confondere il 
sig. Canonico ) cambiaronsi in crucifige ( pag. 8 ), come 



22 

uno che scrive a viso aperto, e cita le sue autorità, ed 
appella al pubblico possa chiamarsi impostore (pag. 9), 
come chi ha renunziato ad un'agiata condizione, al 
soggiorno della patria,, alla stessa personal sicurezza 
per servire ad una forte persuasione, fosse anche 
storta, meriti di essere svillaneggiato; come la durata 
del tempo, e l'esempio de' Papi, de' re e de' vescovi 
(son matti costoro a non dar l'esempio di confessar- 
si!) e di tanti uomini dotti e illuminati sia una 
prova molto concludente in favore dell'istituzione 
divina di quella pratica stessa (pag. 40); come gli 
scrittori rammentati dal curato furon ridotti dai loro 
avversari con buone ragioni al silenzio ( pag. 44 ); e 
finalmente qual forza abbia in questa questione la bolla 
di un papa (pag. 42). Vorrei mi dimostrasse come un 
sacerdote veramente animato dallo spirito dell'Evan- 
gelo, a chi dice che se il Desanctis fosse più vicino 
vorrebbe condannarlo alla galera, e meglio dargli un 
passaporto per casa del diavolo (pag. 42) (frase piut- 
tosto fratesca che canonicale, piuttosto modenese o 
napoletana che fiorentina ) a chi tali cose dice, si debba 
rispondere : apprezzo il vostro zelo ; vorrei mi dicesse 
cosa sia precisamente la Chiesa, e come possa chia- 
marsi una tenera madre (pag. 42), che il Desanctis 
spogliando l' abito monastico, propalando la causa del- 
l' Evangelo, e combattendo la confessione auricolare 
ferisce nel mezzo del cuore. 

C. Tenera davvero. In questo io lodo i sovrani: al- 
meno loro hanno smesso quelle sdolcinature paterne, 
o le usano più di rado, e con qualche ritenutezza. 
Quest' altri buffoni però non si possono indurre a la- 
sciarle andare : son sempre sentimentali, amorosi, soa- 
vissimi, sdilinquiti. 

Sarò qual madre amante 

Che la diletta prole 

Minaccia ad ogni istante , 

E mai non sa punir. 



— 23 — 

Alza a ferir la mano ; 
Ma il colpo già non scende 3 
Che amor la man sospende 
Neil' atto del ferir. 

Cara madre tenera ! Va' a Roma 9 canonico mio 3 va' a 
Roma, e vedrai che razza di maternità; leggi le corri- 
spondenze da Roma di tutti i giornali liberi , e lo 
vedrai. 

P. Lasciami continuare. Vorrei che mi dicesse da 
chi deriva se la fede è presso noi cosi languida ., e 
tutto sanno gli uomini, fuorché quello che dovreb- 
bero sapere sopra tutto , e prima di tutto , i rudi- 
menti del catechismo ( pag. d4) ; in qual modo la Chiesa 
cattolica sia il vero fondamento sicuro, e preciso costi- 
tuito da Dio alla fede de popoli; quindi colla biografia 
del CarnesecchL, o di Paleario alla mano vorrei dilegua- 
re ad un tratto lo spavento delle turbolenze, che potreb- 
bero venire alla patria da una lotta fra la dottrina 
evangelica, e quella di Roma: e mostrargli da qual 
parte erano le vittime, da quale i carnefici, onde 
si sentisse invitato a cercare oramai la verità sto- 
rica altrove jche nei compendj accomodati pe' semi- 
nari, o mutilati dai redattori dell' Indice. 

C. Gli è quel che dico sempre anch' io : finche si 
tratta di questionare^ teologizzare, e svillaneggiare, i 
preti trovano sempre da rispondere, da rimpastoc- 
chiare bene o male, qualcosa : le armi per combattere 
invincibilmente il cattolicismo pretino sono la storia '• 
per il passato; i fatti presenti, perii tempo che cor- 
re ; il Vangelo e la fede, per sempre. Queste le armi : 
la libera discussione il campo , la ragione educata 
dalla presente civiltà il giudice : Fatto,, Vangelo, Fede^ 
Libera discussione., e poi si vedrà. 

P. Lasciami continuare. — Vorrei poi mostrargli io 
se quelle giuste parole : è agevole spigolare dalla scrit- 
tura 3 più agevole dai padri alcuni passi, e staccatigli 



_ 24 — 

dal contesto >e qualche volta anche mutilatigli, mostrare 
in essi il senso che vi si vuole ; tanto più che la mag- 
gior parte delle questioni sono complesse di molte 
parti, e accade spesso che la scrittura ed i padri 
accennino ora ad uno ora ad un altro aspetto ; se 
queste parole, dico, possano meglio applicarsi come 
censura, e rimprovero a chi vi dice : prendi la Bibbia, 
prendi V Evangelo, prega , e leggi; là in quel codice 
divino, là nel libro della buona novella annunziata ai 
poveri, annunziata a turbe che non avevano nulla di 
più né di meno per intenderla di quello che tutti ab- 
biamo, tu troverai sostanza alla fede, argomento alla 
speranza, impulso alla carità; ovvero a chi vi dice: ab- 
biate fede . . . ne'preti —, e vi porge per credere, asser- 
zioni fiancheggiate da testi della Bibbia eh' eglino scel- 
sero, ed accomodarono a loro modo , vi offre la Bib- 
bia, sconsigliandovene , o rendendovene difficilissimo 
lo studio, e vuole che voi non al libro di Dio abbas- 
siate la fronte, ma alla voce dell' uomo. 

Entrando poi di proposito in materia vorrei doman- 
dare al signor Canonico: che maniera d'argomentare 
è questa, che in cosa tanto grave, altro non sa che 
procedere per mezzo d'induzioni, e di esempi? Voi 
cominciate dall' esempio delle tasse : e come (pag. 32) 
tasse esistevano innanzi che se ne determinasse con legge 
il modo e il tempo del pagamento, così esisteva, dite 
voi, la confessione innanzi il decreto d'Innocenzo HI, 
che la prescrisse annualmente obbligatoria. E qui o 
fate un brutto complimento alla Confessione, o non vi 
mostrate troppo scrupoloso sull'analogia che questo ge- 
nere di prova richiede; oltreché l'esempio non conchiu- 
de. — Lascia, mio caro amico, che mi estenda un po- 
chino su questa prova : ti farò grazia del resto. 

Ecco dunque la forza dell' argomento. V è in Toscana 
l'obbligo di pagare un dazio al governo : V esazione di 
questi dazj, o tasse non è però ancor regolare, e ben 
determinata: un'apposita legge la determina. Questa leg- 



— 25 — 

gè non crea certo le tasse: le regola, e slamo d' ac- 
cordo. — Ora a noi. Nei primi tempi della Chiesa la 
disciplina era severissima, ed ognuno dell'assemblea 
che avesse fallito ( caso allora quanto mai dir si possa 
raro ) dovea soffrire lunghe, pubbliche e rigorose pe- 
nitenze. Il peccatore spinto talvolta dall' ardore del 
pentimento, confessava in piena adunanza la propria 
colpa, e ne riceveva dal sacerdote la pena, e V asso- 
luzione. Dal palesarne una cominciò V uso di pale^- 
sarne molte, talché ognuno si confessava in pubblico. 
Tal consuetudine, raffreddata alquanto la primitiva 
pietà, cominciò a sembrare scandalosa, e fu proposto 
di palesarle piuttosto in segreto; ma fu sempre uno 
sfogo spontaneo di coscienza angosciata nel seno di Dio, 
o nel seno di un amico fido e venerato (11): corredata di 
formule, ed ingiunta diventò una mascherata. La legge 
che la ingiunse , creò la confessione. Nota bene la 
sede vera del sofisma: la legge sulle tasse REGOLA 
l' ADEMPDIENTO Di UN obbligo riconosciuto, ed ese- 
guito già: la bolla d'Innocenzo MUTA IN obbligo 
un' azione spontanea: quella, ordina; questa, riducen- 
do il segreto sospiro dell' anima ad un determinato e 
non inteso ceremoniale, crea la confessione quaV ella 
è, cioè quale noi F avversiamo. Potrei al modo stesso, 
anzi più facilmente, mostrarti la debolezza degli argo- 
menti di Don Francesco, mentre s'affanna a provare 
la istituzione divina della confessione auriculare. E 
tutto si ristringe a questi due sofismi: 

1° Gesù disse: ricevete lo Spirito Santo. A cui ri- 
metterete i peccati saran rimessi, a cui gli riterrete 
saran ritenuti, dunque i preti hanno da G. C. la facoltà 
di assolvere e di condannare; dunque noi dobbiamo 
confessarci minutamente, almeno ogni anno, da loro. 

2° Un magistrato per dar la sentezza ha bisogno di 
fare un 9 inchiesta un esame ( pag. 25 ) sulla qualità 
de 3 reati; sulle circostanze del fatto e della persona 



— 26 — 

secondo le quali si accresce o si scema la gravità 
del reato , dunque il sacerdote per assolvere, o no il 
penitente dee fare 1' inchiesta suddetta. Nel primo sofi- 
sma si fa una restrizione personale che Cristo non 
fece, si istituisce a favore esclusivo de' preti cattolici 
un' eredità di poteri, che da nessun passo del Vangelo 
rilevasi, si deduce una comunicazione formulata fra 
uomo ed uomo, di cui nelF Evangelo non si fa la mi- 
nima menzione : nel secondo si confondono le leggi 
della materia con quelle dello Spirito, il giudice umano 
il quale non può giudicare altro che secundum acta 
et probata 3 e Domeneddio il quale scruta le reni, ed 
i cuori. Ma credo bene di fermarmi qui, tanto per 
non seccarti, quanto perchè il detto fin qui basta a 
mostrare la perizia del controversista, e la natura delle 
sue armi, quanto ancora perchè è questo uno scritto 
troppo leggero onde un uomo di retto criterio, ed im- 
parziale ne possa rimanere non che convinto, alluci- 
nato per un solo istante ; e quanto ai preoccupati cat- 
toliconi, se lo godano pure. 

C. Per jne, lo ripeto: quello che mi fa stizza è tro- 
varmi fra tanta asinaggine. Almeno sapessero far bene 
la loro parte ! A pensare quali operone scrissero i dot- 
tissimi loro antecessori, un Nicole, un Bossuet e tanti 
altri teologi del tempo medesimo per provarsi a com- 
battere ( e ragioni speciose non mancarono ) l'oppo- 
sitore Daillé. Ed ora questa genterella con due buf- 
fonate, e due sofismi crede aver fatto tutto: eppure 
que' solenni apologisti avevano ai loro comando un 
arsenale intiero di bolle, i decreti del Tridentino, e 
gli anatemi; tutte armi ora spuntate e rugginose, 
ma allora potenti pur troppo. E nondimeno si degna- 
ron propugnare con tutta serietà ed ampiezza la loro 
causa: e questi ci trattano con una burbanza! 

P. Che maraviglia ! Da che viene la presunzione, lo 
sai; in quale stato sia il clero cattolico fra noi, niun 



— 27 — 

V ignora : e basta. — Ma ora hanno stampato cosa più. 
grave di molto e concludente. Guarda: conosci tu que- 
sto libro? 

C« Ma qui si va di maraviglia in maraviglia. I viaggi 
di Moore! (12) Circa vent' anni sono quando venne in 
luce questa specie di romanzo., non ci fu nessuno che 
lo credesse scritto sul serio: tanto era conosciuto il 
carattere dei poeta. Ebbe poi tre risposte una più 
calzante dell' altra 3 e ora nessuno ^ te lo garantisco^ 
non parla più ne del libro né delle risposte. E que- 
sta rifrittura la regalano a noi! 

P. Caro mio: non sai il proverbio? In tempo di 
carestia è buono il pan veccioso. — Ma e' è una prefa- 
zione sai? 

C. Di loro? 

P. Che : d' un certo abate Didon. 

C. Chi T ha mai sentito rammentare ? 

P. E quella sì che è graziosa. Comincia col dire 
che il Protestantismo è giunto al suo ultimo perio- 
do , mentre tutti sanno che ora appunto ripiglia vi- 
gore; asserisce che egli è arrivato ai deserti dell' in- 
credulità j mentre tutti sanno che fra i protestanti è 
più fede assai che fra i cattolici; se non altro perchè^ 
come i cattolici stessi convengono^ costoro non si ver- 
gognano del loro culto., come noi de' rosari, delle via- 
crucis e delle novene imposte ne' seminari; e perchè ^ 
mentre il protestantismo non legato alla terra da nes- 
sun vincolo materiale permette lo sviluppo delle be- 
nintese libertà^ ed ogni scientifico avanzamento^ il cat- 
tolicisniOj per reggere^ abbraccia i despoti, e cerca di 
spengere i lumi. Ma questi sono spropositi non tanto 
facili a costatare > perchè si tratta di fatti deposti nel- 
r intimo delle coscienze : son cose che si sentono,, ma 
difficilmente si dimostrano^ e si provano. 
C. Lo saprei io come dimostrare. 
P. Sentiamo. 
C. Se ci fosse libertà di culto vorrei condurre ad un 



— 28 — 

tratto una moltitudine da una messa solenne , ad un 
semplice servizio italiano : il confronto basterebbe. 

P. Sai per chi? Per le persone le quali o scanda- 
lizzate dagli abusi del clero 5 o sveglie al bisogno di 
ragionate persuasioni ebbero forza di vincere 1' abito 
inveterato^ e rinascer di nuovo. A cose vergini, quando 
il buonsenso dee giudicare^ sono con te: la vittoria non 
è dubbiosa. Ma piglia un uomo ignorante^ che abituato 
fin dall' infanzia al cattolicismo pretino l , ed inchiodato 
alla materialità., ha bisogno di gingilli visibili 3 e pal- 
pabili per poterci attaccare il debole filo della sua 
fede; piglia una del devoto^ come cantiamo noi, fem- 
mineo sesso., e la cosa varia. Ci vogliono dappertutto 
cose visibili: un capo visibile invece di quel re invisibile 
che governa la sua chiesa seduto alla destra di Dio 
nel Cielo; un culto tutto visibile e tutto esteriore^ in- 
vece di queir adorazione invisibile che adempiesi in 
spirito ed in verità; un'assoluzione visibile che ri- 
suona agli orecchi del corpo; una vittima visibile che 
noi possiamo contemplare cogli occhia toccare colle 
inani, avvicinare alla bocca; un segno visibile che ap- 
plica sul nostro petto il sacrifizio di Gesù Cristo; una 
croce visibile che noi possiamo prendere colle nostre 
mani, e baciare colle nostre labbra; immagini visibili 
alle quali possiamo inginocchiarci; un segno visibile 
di salute sui moribondi. 

C. Queste parole li ho lette . . . aspetta ... sì : nella 
Lucilla. Quanto avrei piacere fosse tradotta ! Quel libro 
sì che è impossibile confutarlo^ se non colle perqui- 
sizioni,, e colle scomuniche; e quel che più mi piace, 
non è libro di semplice controversia; è libro di fede, 
e di profonda pietà. 

P. Consolati: è già tradotto. 

C. Vò a comprarne una diecina di copie : le vò re- 
galare a certi miei amici 9 che non credon più ai pre- 
ti , e non sanno dove battere il capo. Io a volte ho 
detto loro qualcosa ^ ma un libro come quello ci vuole. 



_ 29 — 

P. Aspetta. — Si parlava della prefazione dell' abate 
Didon. 

C. Smetti coli' abate Didon. 

P. Ma sentine almeno una, e mi basta. Lasciami un 
po' teologizzare : m' hanno fatto per tanto tempo ra- 
gionare a modo loro, che quando mi posso un poco 
sbizzarrire a mostrar le loro corbellerie, e' ingrasso. 
Potessi avere intorno di me un branchetto di scolari, 
vedresti bel giuoco ! — Alla pagina terza, ei dice che 
i Valdesi son Manichei mascherati, che hanno ricevuto 
una cupa tradizione da eretici sopra i quali pende la ma- 
ledizione di tanti secoli; e in quella cupa tradizione 
v'era alcun che di cosi vergognoso, che fu forza ai 
riformati rinnegare questi antenati d' un giorno. 
Nota innanzi tutto quelle locuzioni generiche, inde- 
terminate^ prive di senso : cupa tradizione, maledi- 
zione de secoli, alcun che di vergognoso : locuzioni J 
generalità^ metafore in cai sta gran parte della forza 
di quei sistemi , che dando ragione di se medesimi , 
non possono procedere troppo nettamente, né arri- 
vare fino in fondo. De' cosiffatti è il cattolicismo pre- 
tino , il quale innanzi di concedere che ognuno lo 
esamini liberamente, ha bisogno di mettersi, se non 
al buio, almeno ad una luce dubbia e velata : to' dire 
di annullare o scemare ogni libertà di discussione. 
Come Padre Cristoforo con due parole latine acquie- 
tò le obiezioni di fra Fazio scandalizzato di vedere 
aperta notturnamente la chiesa a due donne , così 
costoro, sognano di appagarci con queste asserzioni 
avventate, con queste frasi a mezz'aria; ma i gattini 
hanno aperto gli occhi, e bisogna ricorrere a qualche 
altro stillo. — Lascio poi di notare che i Valdesi sono Ita- 
liani, e vedi carità di patria andare a mendicare dai 
Francesi le ingiurie contro i nostri connazionali (13); la- 
scio di notare che Carlo Alberto diede poco fa la croce 
di S. Maurizio e Lazzaro ad un insigne straniero (14), il 
quale dopo avere esaminato ben bene quella popola- 



— 30 — 

zione, si stabilì fra loro., e va profondendo in istitu- 
zioni di cultura, e beneficenza a loro prò quella ric- 
chezza colla quale potrebbe vivere splendidamente in 
una capitale; tralascio finalmente di dire che tutti 
quelli i quali vi sono stati sono rimasti edificati, e 
commossi dalla religione pura che domina in quelle 
valli beate. 

C. Io 1' avrei a sapere, che ci ho passato un po' di 
mesi: mi pareva di essere ai tempi del cristianesimo 
primitivo; e riscontrai., per dirlo colle parole del Bot- 
ta _, storico d'altronde non punto parziale a loro, che 
hanno conservato costumi illibati, ne si può dire che 
abbiano gettato via il freno dell' autorità per obbe- 
dire all' impeto delle passioni (15). E poi, dico io, ci 
vuol poco a chiarirsi : non è più il tempo che per far 
cento miglia ci volevano cinque o sei giorni : si va a 
Livorno, si monta in vapore per Genova, in poco 
più di 24 ore vi trovate là nelle valli. 

P. Naturale. Ma veniamo agli spropositi dell' abate 
francese. I valdesi Manichei ! questa è grossa davvero. 
Fin dal tempo d'Innocenzo terzo tutti sapevano, e 
lo sapeva benissimo anche quel papa, che i valdesi 
non hanno mai avuto che veder nulla coi Manichei. 
Gli errori della Chiesa romana nel medio evo fecero 
nascere in più paesi parecchie sette diverse una dal- 
l' altra , e prima di sentenziarne avrebbe dovuto il 
sig. abate darsi la fatica di studiarle riguardo alla 
dottrina ed alla morale. Così avrebbe potuto ve- 
dere che il manicheismo nel terzo e quarto secolo, e 
le sette manicheiste, come quella de' Pauliciani, e di 
tutti gli altri tacciati di quegli errori grossolani,, ai 
quali non erano estranei una parte degli Albigesi, 
erano contrarie ed opposte,, forse più alla chiesa val- 
dese^ che alla chiesa romana. Vada il sig. Didon a 
frugare ne' più antichi scritti dei valdesi, e nelle loro 
confessioni : studi dall' altra parte la setta dei Mani- 
chei, giacché pare che non la conosca, e mi dica che 



— 31 — 

relazione e' è fra queste due dottrine. Ne' valdesi tu 
troverai,, caro Didon^ dottrina; morale 3 disciplina bi- 
blica ; il teismo più puro; la dottrina della Trinità , 
della Redenzione , della Giustificazione,, della Santi- 
ficazione; dei Sacramenti, della S. Cena., e del Bat- 
tesimo secondo le scritture; dappertutto troverai le 
sante scritture medesime lette e studiate., come fonda- 
mento e norma della dottrina e della condotta; presso 
i Manichei al contrario; come pure presso una parte 
degli Albigesi e de' Cattari, trovato avresti un miscuglio 
di cristianesimo affatto alterato s e di teosofismo; il 
dualismo invece del teismo,, la Redenzione ; quasi di- 
rei ; materializzata _, i Sacramenti alterati 3 lo spirito 
del cristianesimo dileguato; esamina,, caro abate; e ve- 
drai che il Manicheismo altro non fu che una rea- 
zione del paganesimo 3 e sotto forme cristiane si sparse 
dimolto in quei tempi d' ignoranza nella chiesa ne- 
gletta dai Pap^ e dai Vescovi i quali tutti; se ne 
traggi qualche rara eccezione; come Agobardo di Lione 
e Claudio di Torino erano ignoranti e viziosi. — 
Furono più giusti di voi; sig. Didon; gl'inquisitori 
stessi; i quali non rimproverarono mai ai valdesi 
gli errori che voi non arrossite di asserire con 
tanta leggerezza; fu più giusto e tollerante Inno- 
cenzo III ; il quale considerando il merito de' val- 
desi; e il bene che potuto avrebbero fare i loro mi- 
nistri colla semplice predicazione della verità evan- 
gelica; voleva riconoscerli; ed ammetterli nel grembo 
della chiesa; lasciando loro certe diversità di minore 
importanza; e se la prova fosse stata tentata più pre- 
sto sarebbe forse riescita; ma in quel tempo ; cioè 
ne' primi anni del secolo decimoterzo; erano già i val- 
desi stati perseguitati; avevano già avuto occasione di 
conoscere lo spirito e gli errori della chiesa di Ro- 
ma; onde non vollero consentire; furono più giusti i 
principi del Piemonte; i quali non poterono fare a 
meno di rendere ai valdesi in diverse occasioni am- 



— 32 - 

pia testimonianza di pietà , e di esemplare condotta. 
Che se li perseguitarono, Tennero a ciò indotti dai 
preti, pei quali quei cristiani evangelici furono sem- 
pre un crudelissimo stecco nell' occhio ; ovvero dal 
gran re di Francia, il quale, dominato egli stesso dai 
confessori gesuiti, fece colle famose dragonate distrug- 
gere la parte più sana, più morigerata, e fedele del 
popolo francese, parte che non era per certo, e non 
fu mai tacciata di manicheismo; giusto, sebben tardi, 
verso i valdesi fu Carlo Alberto, il quale dopo aver 
dato loro in molte occasioni le più cordiali prove di 
stima, fatte poi eseguire indagini minute e scrupolose 
sulla loro storia, sui costumi, e sulle credenze, rico- 
nobbe in loro i diritti civili per tanto tempo, e tanto 
ingiustamente ad essi negati; e nella dimostrazione 
di giubbilo fatta al re per la concessione dello Statuto, la 
commissione delle feste, quasi a compensare quei veri 
cristiani della lunga ingiusta oppressione, e manifestare 
con uno splendido atto il sentimento universale verso 
di loro, volle che avessero sopra le 60 corporazioni 
della capitale la precedenza (46). Sì, non esito a dirlo 
( e mi dilungo un poco in questo, perchè studiando il 
modo di operare una riforma religiosa tutta italiana, 
le indagini mie sonosi fermate a lungo nel considerare 
la storia, e lo stato presente di quella popolazione ) i 
valdesi sono una grande gloria, ed una soave spe- 
ranza per ogni buon italiano. Più antica fra quante 
comunioni sorsero prima del secolo decimosesto ad op- 
pugnare in nome dell'Evangelo gli errori di Roma, 
ella sola resse, perchè fondata nel vero, agli inauditi 
sforzi dei suoi avversari: concatenata per misterioso 
legame all' era apostolica attraversò intemerata e salda 
tanti secoli di abbrutimento e di orrende persecuzio- 
ni: scacciati i valdesi con incredibil ferocia dalle terre 
avite, tornarono, qual nuovo popolo eletto, ad abitarle 
trionfanti, ad onta delle armi combinate di Roma, di 
Piemonte, e di Francia ; e compito il tempo del lungo 



— 33 — 

martirio, passati per varie vicende di più o meno sco- 
perta oppressione,, si presentano nel bel mezzo del 
secolo decimonono agli occhi nostri desiosi, come 
una chiesa tutta italiana, tutta illibata , semplice 
nell'ordinamento, forte di persuasioni, fiorente ora 
di vita novella 3 e tutta intenta a secondare con 
accomodate istituzioni il buon andamento della na- 
scente libertà piemontese, e renderne degna la cre- 
scente generazione — E sembra una benigna disposizione 
di quella Provvidenza, la quale ad ogni male pone 
accanto il rimedio, che in questa povera Italia, ove il 
cattolicismo romano ha tanto nociuto alla fede., alla 
nazionalità ed agli stessi avanzamenti civili, crescesse 
fra gli ostacoli un esemplare di fede così pura — Ecco 
quel che sono i tuoi manichei mascherati, caro Didon, 
ecco come vennero riguardati da chi li conobbe in ad- 
dietro., ecco come vengono riguardati ai tempi nostri. 
E nota caro abate francese che nulla di tutto que- 
sto venne ai valdesi dall'avere mescolato o subor- 
dinato le proprie opinioni agli interessi d' una potenza 
dominatrice, né piaggiato le passioni del trono, o del 
trivio., né carpito con plateali schiamazzi le regie con- 
cessioni ; e nota che la sorte di que' popoli è andata 
migliorando coli' avanzare della civiltà , e l' intiera 
emancipazione di loro fu opera spontanea di coscienza 
illuminata, ed affatto imparziale. Applica, caro Didon, 
ai valdesi il celebre dilemma di Gamaliele, e sappimi 
dire se una religione non favoreggiata da nessun mon- 
dano interesse, anzi a tutti opposta, che non mette radici 
con proibizioni, o con furore di casta., non illude l' im- 
maginazione od i sensi cogli abbellimenti de' poeti, o 
colle decorazioni degli artisti, e de' tappezzieri , non 
introna la testa, od offusca la mente col frastuono., colle 
gazzarre., e collo scampanio di popolose solennità, che 
esaminata qual'ella è di fatto, non solo regge alle 
salutazioni di uomini non preoccupati e liberi, ma ne 
acquista la simpatia , se, dico, una religione tale so- 



— 34 — 

pravvissuta a tante persecuzioni,, mostri essere opera 
effìmera d' uomini, o porti il suggello di opera eterna. 

E ciò basti della prefazione. L'ho letta tutta , ma 
il resto veramente non merita risposta. Varrebbe 
qualcosa se fossero ragionevoli due supposizioni, am- 
bedue inammissibili, e false. 4° Che due non piccoli 
volumi scritti da persone di profondo sapere, di vasta 
erudizione, e di retto criterio (parlo delle due con- 
futazioni inglesi de' viaggi di Moore, alle quali crede 
rispondere l'abate Didon) due volumi che incontra- 
rono molta accoglienza presso il pubblico inglese, 
possano giudicarsi, sentenziarsi, condannarsi in poche 
pagine con una superficialità e leggerezza tutta francese, 
portandone due o tre citazioni staccate dal contesto : e 
questo per ogni italiano — non dirò, e basterebbe, che 
conosca le arti pretine — per ogni italiano che rispetti 
se stesso è non abbia rinnegato, o perduto in un' asinag- 
gine ereditaria 1' antico carattere della italiana filoso- 
fia^ è impossibile. — Il qual metodo di confutare con 
poche citazioni dovrebbe oramai essere smesso : tutti 
sanno che a forza di citazioni staccate dal contesto 
si potrebbero nella Bibbia stessa trovare contradizioni, 
assurdità , empietà senza fine. 

2° Suppone che la lotta, e 1' alternativa sia fra il 
cattolicismo romano., e la chiesa stabilita anglicana; 
e questo se per noi italiani, nei tempi che corrono, 
sia il caso, ogni uomo di buon senso lo sa. Che se 
qualcuno vuol farsi anglicano, buon prò gli faccia: 
noi non siamo con lui. Per noi V alternativa è fra il 
cattolicismo pretino, e 1' Evangelo : e non altro. 

C. È chiaro ! — Quest' ultima supposizione , se ben 
mi ricordo, domina pure in gran parte il libro di 
Moore, ed avrebbe dovuto mostrare a chi l' ha tra- 
dotto quanto sia poco opportuno a questi tempi, e 
per noi. 

P. Anzi opportunissimo. Tu non conosci bene certa 
gente , amico mio. Se riesce a loro far credere che 



— 35 — 

di tutti coloro i quali cercano Dio lontano dal Papa 
dir si possa quello che Moore afferma degli anglicani, 
e di tutti i protestanti antichi o moderni, non è per 
loro piccol guadagno: se potessero svisare e confon- 
dere le cose in modo che 1' opinione europea addebi- 
tasse di ogni malvagità, di ogni eccesso, di ogni 
bruttura commessa in occasione di religiose dispute, 
o guerre coloro che si scostarono dal Papa, e di tutti 
gli orrori, e le stoltezze delle guerre civili, i libe- 
rali, avrebbero beli' e trionfato. Rammenta la Foce 
della verità, e la Foce della ragione, leggi V Eco (17), 
e vedrai s' è vero. 

C. Ma non ci riesciranno : troppo è avanzato il mon- 
do, non ci rie s eiranno. 

P. Eh! Non dico di disperare, ma credo che un 
pezzo in là arriveranno: non dubitare. Son troppi, 
e troppo forti gì' interessi che favoriscono, troppo fine 
le arti, troppo profonda tuttora sulle cose loro F igno- 
ranza, e l' incuranza nostra; troppa polvere hanno an- 
cora da dare negli occhi. 

C. E fosse soltanto di quella che ingarbuglia la vi- 
sta ! N' hanno anche di quella che fulmina ed uccide : 
hanno fucili, e cannoni. Vedi : e' si danno scambievol- 
mente l' imbeccata despoti e preti: voi despoti, dicono 
i preti, tenete la molla, e pigiate bene; noi intanto 
la faremo irrugginire, o ci proveremo ad indebolirla 
col lento lavoro della lima, affinchè quando a voi piac- 
cia lasciarla andare non scatti più: voi inceppate i 
piedi, ammanettate i polsi, sbalordite a forza di pugni 
nella testa il cervello ; nostro sarà il pensiero di cor- 
rompere, d'illudere, d'abbacinare. Che se un subi- 
taneo scossone di questa marmaglia nell'opera nostra 
e' interrompesse, niente paura. Voi, se son pochi, spen- 
geteli ; se molti, prendete con bel garbo a capitanarli : 
noi intanto, sentinelle vigilissime, osserveremo : se la 
cosa para bene, tenteremo d' infeudarla per voi, e per 
noi, e poi ce ne faremo belli, e ci divideremo le spo- 



— 36 — 

glie: se poi que' cari padroni vorranno far troppo i 
bravi, li abbandoneremo d'un tratto ^ soffieremo de- 
stramente nel fuoco,, spargeremo veleno ^ tenderemo 
lacci. Allora presto cadranno ^ e noi risaliremo loro 
addosso^ e forti d' una ragione di più^ ricominceremo 
insieme con voi il solito giuoco. — Finito poi quel 
primo lavoro., potremo placidamente riposarci per lun- 
go tempo 3 e fare alle altrui spese baldoria. 

P. Pur troppo è così: ma ora lasciami fare un pò 
d' esame di questa prima pubblicazione de' viaggi di 
Moore. 

C. Se potessi trovare certi appunti che presi su 
quel libro là in Inghilterra^ avrei da farti ridere. Di 
lui come poeta mi ricordo che è tutto fantasia: alla 
fantasia subordina la passione e Y affetto^ e quando ap- 
punto è più serio,, sembra scherzare. Sempre assorto 
in visioni di fiori,, d' archibaleni ,, di sorrisi, di baci 
voluttuosi e di lagrime. Diversamente dalla scuola di 
Dante e di Parini nostro 9 egli non dipinge osserva- 
zioni, crea fantasmi; e quando osserva^ prende un fatto 
isolato e minuto,, ne guarda un lato solo e questo lato 
colorisce a volte in modo maraviglioso^ come più gli 
talenta^ e lo divinizza coli' armonia; accende la voluttà 
ma non 1' appaga mai con immagini grossolane : è tutto 
aereo,, tutto profumato ^ tutto fantastico., tutto azzimato 
e compito. 

P. Ora capisco perchè quando fece quel libro sulla 
religione nissuno vi credesse. Anche fra noi^ se di reli- 
gione scrivesse Manzoni ^ l'autore degli inni sacri,, e 
de' Promessi sposi,, quell'uomo del quale il povero 
Giordani diceva che 1' avrebbe reputato sincero,, anche 
se gli avesse sentito recitare il rosario., chi mai non 
gli crederebbe? Ma figuriamo che avesse scritto in 
favore del cattolicismo pretino il Casti, o il Pananti 
chi non avrebbe riso? 

C. Ed anche di satirico pizzica un poco il Moore; e 
dai viaggi stessi rilevasi; e dalle sue opere antece- 



— 37 — 

olenti ai viaggi., tutti avevano pensato eh' ei deridesse 
ogni religione,, e forse ogni morale (48). 

P. Vedi da che pulpito vien la predica ! Ma esami- 
niamo un momentino la predica stessa. — Non mi trat- 
terrò sui primi due capitoli; che espongono in somma 
F occasione dell' opera. Soltanto noterò cosa che pare 
sfuggila all' acume di chi scelse questo libro. Il poeta in- 
glese si propone insomma di condannare Y esercizio 
del giudizio privato come peccaminosa presunzione^ pu- 
re; sebbene nato ed educato cattolico,, non si acquieta 
all'autorità de' genitori; non ricorre ad un sacerdote 
del suo culto ; ma vuol trovare la pace deli' anima nelle 
convinzioni sue proprie; e risolve sul bel principio di 
essere guidato dal proprio individuale giudizio nella 
scelta di una religione (Viaggi pag. 5). 

C. Anch'io feci lo stesso. Arrivato all' adolescenza; 
mi trovai ristucco di quella roba pretina; nella quale 
mi avevano tuffato fino agli occhi in collegio : caddi 
nell' ateismo. Vissi ateo finché fui celibe; ammogliato 
e divenuto padre; m'avvidi che cosi non poteva an- 
dare. L'educazione de' figli divenne mio massimo pen- 
siero^ e coli' incredulità non mi parve possibile; col- 
Y ipocrisia,, Dio liberi ! — Preti per casa non ne volevo : 
troppo bene v e troppi n' avevo conosciuti : i bricconi 
mi facevano paura per un verso; i buoni per un altro. I 
mezzi termini^ i cattolicismi aerei; le restrizioni mentali; 
e le transazioni in materia di fede non fanno per me. 
Allora mi posi a confrontare fra loro le diverse religioni; 
e vidi subito che il cristianesimo solo reggeva: la let- 
tura ( oh con quanto piacere fatta ! ) dell' Evangelo mi 
convinse il cuore; se posso dir- cosi; ed altro non re- 
standomi che vedere quale fra le chiese che chiamansi 
cristiane fosse la più evangelica; lasciai per un po' di 
tempo ogni cosa più caramente diletta; e mi posi an- 
ch' io; come tu sai; a viaggiare: confrontavo il Van- 
gelo co' fatti; ossia i frutti coli' albero; e la conse- 
guenza ultima di questo viaggio fu una religione che 



— 38 — 

più v' entro più mi piace, un culto in spirito e veri 
tà, la pace interna dell'anima,, e la libertà de' figli di 
Dio. — La mossa è identica : solamente la direzione è 
diversa. Il poeta Moore prese per guida nella sua ricerca 
il principio che « come un ruscello è tanto più chiaro 
quanto è più vicino alla sua sorgente; così la più 
pura dottrina trovasi rimontando ai primitivi tempi 
del cristianesimo » (pag. 5); io pure seguitai quella 
premessa, ma come sorgente considerai 1' Evangelo, e 
non i primitivi tempi del cristianesimo. E vaglia il 
vero. Tu, caro prete,, che fai il maestro, hai detto mai 
a qualche tuo scolare : come un ruscello è tanto più 
chiaro quanto è più vicino alla sua sorgente, così la 
più pura lingua latina trovasi rimontando ai secoli 
più vicini all' età d' oro, dunque se volete conoscere la 
pura lingua latina invece di Virgilio, studiate Lucano, 
invece di Cicerone, Seneca, invece di Orazio,, Giove- 
nale; ovveramente non hai messo loro in mano di 
botto que' classiconi ? 

P. Che discorsi! E qui sì che ci sarebbe da dirle 
belle, e mostrare come Y insegnamento pretino, e fra- 
tesco serva maravigliosamente la bottega, o come di- 
cono^ il sistema. Ma torniamo ai viaggi del gentiluo- 
mo irlandese. — Mi sbrigherò, non dubitare : seguirò 
il suo esempio che in quattro pagine trova nel primo 
secolo il papa, le reliquie de' santi, la tradizione apo- 
stolica, e la presenza reale. 

C. Mente meno! 

P. Ora ti mostrerò come; esaminerò questo capitolo, 
tanto per darti idea del modo di ragionare del nostro 
poeta — Ei trova adunque fra gli scritti di quei cin- 
que che chiamati vengono padri apostolici, un'epistola, 
a quanto pare diretta dalla chiesa di Roma alla chiesa 
di Corinto, riguardo ad uno scisma che erasi in questa 
manifestato: la qual lettera generalmente viene attri- 
buita a Clemente, uno de' cooperatori di S. Paolo cre- 
duto successore immediato di S. Pietro nella sede di 



— 39 — 

Roma; ovvero terzo vescovo dopo di lui* Questi sono 
i fatti, dai quali un ragionatore di semplice buon sen- 
so, dedurrebbe che gli apostoli designarono de J sor- 
vegliatori ossia vescovi^ onde preservare la purità della 
dottrina , e mantenere una pia disciplina nelle chiese 
da loro fondate ; — ne dedurrebbe che fra le chiese 
cristiane piantate nelle diverse parti del mondo v' era 
un' amichevole corrispondenza^ — e che ne' casi difficili 
si chiedevano^ e davano scambievolmente consigli. Ma 
il nostro viaggiatore^ che ragiona da poeta; ne deduce 
una prova evidente che la giurisdizione della sede 
di Pietro era pienamente riconosciuta (pag. 8) fin da 
que' primissimi tempi; e che Clemente era un papa — 
sì proprio un papa ; e per conseguenza eh' egli era 
investito di tutti gli attributi che i papi in tempi meno 
antichi hanno riunito in se medesimi, ed esigeva 
da tutte le chiese della cristianità un' obbedienza im- 
plicita ai suoi decreti : ottime deduzioni per un poe- 
ta ; ma non già per un imparziale indagatore della 
storica verità. Profondamente diceva Schiller : i poeti 
sciupan la logica; i filosofi la lingua. 

Né questo è il solo riscontro che al viaggiatore no- 
stro si palesi nel primo secolo sulla giurisdizione della 
sede di Pietro. Ignazio successore immediato di S. 
Pietro nella sede Antiochena (e per questo riguardo 
almeno uguale a Clemente il papa — sì proprio papa 
di Roma) mandò un'epistola alla chiesa %?& npoxàfa 
Tsct sv to7t« ^wptoi» pacato ^ cioè; se il passo è ge- 
nuino ; alla chiesa eh' ei presiede in un posto del 
paese romano; ma secondo la traduzione libera data 
dal nostro viaggiatore del testo suo; alla chiesa che 
presiede 1' intiero mondo cristiano. 

Ma procediamo a materie più alte; al carattere del 
vero discepolo della chiesa di Roma : la dottrina della 
transustanziazione. Lo stesso Ignazio; parlando dei Do- 
keti; i quali sostenevano che G. Cristo era un uomo 
solamente in apparenza; e non in realtà; dice « Ei 



— 40 — 

stanno lontani dalla Eucaristia, e dalla preghiera ^ 
perchè non riconoscono che V Eucaristia è la carne 
del nostro Salvatore, quella carne che patì pei no- 
stri peccati, » Su questo passo così argomenta il poeta 
viaggiatore : « E chiaro che il corpo di Cristo , es- 
sendo, secondo la dottrina de Doketi, solo apparen- 
te, la credenza eh' essi condannavano negli ortodossi, 
non poteva essere che quella della presenza reale : 
conciossiachè una presenza figurativa o non so- 
stanziale, come la vogliono i protestanti , lungi dal 
contradire la fede in un incarnazione del tutto ap- 
parente, sarebbesi all' incontro perfettamente conci- 
liata con queir idea tutta spirituale della natura di 
Cristo, che traeva questi eretici a negare la possi- 
bilità della sua incarnazione » ( pag. 9 ). Questa ¥ au- 
tore la chiama una prova positiva irresistibile che 
in mezzo agli ortodossi del primo secolo era un dom- 
ina essere nel pane e nel vino consacrati , non tanto 
una pura memoria , una rappresentazione, un tipo , 
un emblema, una presenza figurativa invece del corpo 
del signore, ma la sua propria e reale sostanza, cor- 
poralmente presente , e mangiata colla bocca. 

Amico , aguzza qui ben gli occhi al vero: 
Che il velo è ora ben tanto sottile 
Certo che il trapassar dentro è leggero. 

Innanzi tutto qui domanderò : dal contesto d' Igna- 
zio rilevasi ch'egli scrivesse letteralmente ^ o metafo- 
ricamente? Cos'è nel senso suo l'Eucaristia? Significa 
gli elementi visibili o qualcosa altro ? E la partecipa- 
zione ad essa è da intendere in un senso materiale 
ed esterno^ ovvero interiore e spirituale? — Risposto 
che fosse a queste domande ^ e saprei come rispon- 
dervi^ ma si andrebbe troppo in lungo., potrebbesi ri- 
prendere T esame del passo , che per il viaggiatore 
poeta^ è decisivo. A me però basterà di mostrare la 



___ 41 — 

ialsità dell'argomento che se ne trae. I Doketi., chia- 
mati pure fantastici negavano che Cristo avesse avuto 
un corpo reale 3 dicevano che era stato un' ombra , 
un' apparenza ; e per loro la parola corpo di Cristo 
era bestemmia. Ora è chiaro che partecipando alla 
commemorazione che nell'Eucaristia vsi facesse del 
corpo reale di Cristo dato pe' nostri peccati^ del suo 
vero sangue., della sua passione e morte reale , essi 
avrebbero implicitamente renunziato alla propria cre- 
denza j e contraddetto se stessi: noi, dovevano essi 
dire., non possiamo convenire sul segno d' una cosa 
che non è : non possiamo prender parte alla rappre- 
sentazione del corpo di Cristo fatta nell' Eucaristia 
per mezzo del pane,, perchè noi neghiamo che G. Cri- 
sto avesse corpo. — Cosi^ come è evidente,, la negativa 
de' Doketi non implica necessariamente 1' affermativa 
di quei cattolici,, e 1' argomento di Moore che prende 
forza unicamente da questa inconciliabilità (egli stesso 
dice (pag. 10) che gli altri passi dei padri e d'Ignazio 
medesimo^ possono ammetter dubbi, ma questo che si 
riferisce ai Doketi^ e mostra la credenza di questi ere- 
tici rispetto all' Eucaristia come assolutamente in- 
conciliabile con quella degli ortodossi^ non può am- 
mettere che una conclusione ) 1' argomento di Moore, 
io dicevo , cade ad un tratto: ne convieni? 

C. È chiarissimo. Ma non sarebbe meglio lasciare a 
chi se ne diletta questi spineti^ e tenersi al puro Evan- 
gelo ? Io dico : se una cosa è veramente necessaria alla 
mia salute., Iddio me 1' avrà rivelata nella sua parola: 
se necessaria non è, non m'importa. 

P. Sono anch' io di codesto pensare^ ma bisogna pur 
convenire che le pratiche,, e le credenze dei primis- 
simi tempi della chiesa^ senza avere queir autorità che 
appartiene solo alla Bibbia^ possono però servire di 
qualche norma nel farsi un criterio religioso., quando 
s'intendano a dovere. 

Ma terminiamo questo primo capitolo de' viaggi» — 



_ 42 — 

P ansando al racconto del martirio di questo mede- 
rò padre i" froraì un esefnpio luminoso delle pra- 
tichi pùpitle* & Ignazio, come si sa da tutti Quelli 
(ftr /m,i fettfl il martirologio 3 era stato mandato a 
lioma per esser dato in preda ai lioni dell' anfiteatro. 
YùrrattO gii atti, che quando il santo martire fu di- 
vorato , i diaconi statigli compagni nel suo viaggio, 
/'(((•colsero con grati cura il piccol numero delle ossa 
risparmiate dal dente delle belve 3 e le portarono ad 
Antiochia per riporle con religioso affetto in una cas- 
sa. Tutti gli anni, nel giorno anniversario del trionfo 
del santo lor Vescovo, i fedeli ne celebravano la me- 
moria 3 col recarsi a tributare i loro omaggi alle sue 
reliquie (pag. 11) ». Ecco il culto delle reliquie dei 
santi 3 quale ora si usa nella Chiesa di Roma. 

C. Viaggi veramente poetici: mi rammentano quei 
Nettuno di Omero 

Tre passi ei fece^ 
E al quarto giunse alla sua meta in Ege (19); 

Ovvero il viaggio di Rinaldo,, che in un giorno solo con- 
dusse le truppe ausiliari da Calais a Parigi. 
P. Ma l'Angelo di Rinaldo avea seco: 

Un non so che che ognun fé sordo e cieco (20) ^ 

e il poeta inglese non l'ha — Gli occhi nostri ^ gra- 
zie a Dio sono aperti 3 e basta anche una vista poco 
buona per conoscere nel loro vero aspetto questa 
razza di scempiaggini. — Intanto dopo quattro pagine, 
questo poeta cerca di barattar le carte in mano. 

C. Solite cose di questi cattolici. 

P. Volendo far risalire le sue ricerche il più alto 
possibile avea cominciato dal consultare gli scritti 
di que cinque santi uomini 3 che vati distinti col ti- 
tolo di padri apostolici 3 per aver conversato cogli 



_ 43 — 

Apostoli, e co' loro primitivi discepoli (pag. 7) va bene t 
— Ora arrivato alla quarta pagina , dopo avere sta- 
bilito il Papato , e la presenza reale cogli inelutta- 
bili argomenti e colla profondità che abbiam visto , 
prova la pratica papista sul culto delle reliquie, non 
più colle parole di una di quelle cinque guide , ma 
con quelle del compilatore,, qualunque siasi, del « mar- 
tirio di S. Ignazio; » e forse perchè trovò riunite in 
un volume solo la epistola del Santo , e la narrazione 
dello storico, argomenta uguale autorità in questo, 
ed in quello. 

E questa confusione di autorità sarebbe più perdo- 
nabile in uno che non avesse letto la bella epistola di 
S. Ignazio: bella, dico, non per leggiadria di stile, o 
eloquenza, ma per quello spirito di ferma fede, di 
profonda umiltà, d' annegazione completa che Tador- 
na. Vi sono in quella epistola tali espressioni, che ben 
mostrano quanto premeva al martire che fosse im- 
possibile il culto delle sue reliquie. « Fate di tutto 
perch' elle ( le bestie feroci ) sieno il mio sepolcro , 
e non lascino nulla del mio corpo, affinchè dopo es- 
sermi addormentato, io non possa esser d'aggravio 
ad alcuno. Poiché sarò vero discepolo di Gesù Cristo, 
se il mondo non vedrà il mio corpo » (21). Ora se al 
tempo in cui fu scritta questa epistola si fosse cre- 
duto che le reliquie de' martiri fossero miracolose , 
Ignazio non avrebbe mostrato tanta sollecitudine di 
privare il proprio gregge d' una memoria che per in- 
teresse, e per affetto ei doveva desiderare. Che del 
resto non era neppur necessario far questa osserva- 
zione. Il passo riportato dal viaggiatore non parla 
punto di miracoli che quelle reliquie operassero, e la 
pratica eh' ei descrive può riguardarsi bensì come pe- 
ricolosa, perchè facilmente conducente alla supersti- 
zione, ma non come idolatrica , e pagana in se stessa; 
e confrontata con quel che fa ora la Chiesa di Roma, 
potrebbe mostrare quanto senno aveva Ignazio , quan- 



_ 44 — 

do desiderava che ni una parte del proprio corpo ri- 
manesse; e quanto sono fedeli e prudenti tutte le 
Chiese riformate. — Andiamo innanzi. 

ce Questo illustre confessore della fede (S. Igna- 
zio ) nel traversare che faceva le Chiese dell' Asia per 
andare al luogo del suo martirio, esortava i cristiani 
a stare in guardia contro V eresia;, appoggiandosi spe- 
cialmente sulla necessità di ATTENERSI FORTE 
ALLE TRADIZIONI APOSTOLICHE. Non era egli 
« è sempre il nostro poeta che parla » confermare a 
un tempo V autorità della scrittura , e quella della 
tradizione orale, questa doppia regola di fede, che 
da buoni protestanti ripudiasi, come una delle più 
false tra le false dottrine del papismo ? » Il signor 
poeta avrebbe almeno dovuto dire donde avea preso 
le parole in maiuscolo ', che sono le sole interes- 
santi e normali del suo passo. Lo dirò io: le son 
di Eusebio. Eccole col contesto. « Ei li esortò a 
attenersi forte alle tradizioni apostoliche , le quali, 
per maggior sicurezza ( avvicinandosi a soffrire il 
martirio ) egli credè necessario affidarle allo scrit- 
to » (22). Ora io domando ^ come si fa a dire che in 
questo passo è riconosciuta la tradizione non scritta, 
come una parte della doppia regola di fede distinta 
dalla scrittura? Non dice egli chiaramente Ignazio che 
la tradizione degli apostoli ^ per quanto è necessaria 
alla fede^ fu scritta? Or come mai potrebbe essa co- 
stituire una testimonianza distinta dalla scrittura? E 
ella diventa non scritta perchè quegli appunti furon 
perduti? E chi potrà ragionevolmente obbligare i cri- 
stiani del secolo decimonono a credere che coloro,, i 
quali irreparabilmente persero que' documenti scritti, 
hanno fedelmente conservato le verità che in quelli 
scritti dovevano rimanere deposte ? E come mai la 
Chiesa di Ptoma può addurre in favore delle sue pre- 
tensioni ad essere rispettata come depositaria della 
tradizione non scritta una testimonianza^ la quale altro 



■© 



scopo aver non sembra,, che quello di convincerla 
d'aver negletto , o falsato la propria dottrina? 

Dopo aver proceduto con questa leggerezza imper- 
donabile in materie cotanto gravi , il nostro poeta 
tutto contento esclama : « Scoperte invero ammirabili 
elle eran queste per me : sì proprio ammirabili ! Il 
papa ( il testo inglese dice un papa a pope : piccola 
ma notabile differenza: ignoranza o malizia ? }, le re- 
liquie dei santi $ la tradizione apostolica 3 la presenza 
reale \ e tutto ciò nel primo secolo della Chiesa ! Chi 
V avrebbe mai potuto pensare ? » ( pag. il ) E que- 
st' ultima interrogazione vale tant' oro : chi V avrebbe 
potuto pensare! Chiunque avesse letto un pochino di 
storia ecclesiastica^ chiunque innanzi di credersi in 
diritto di spacciare le sue cose al pubblico,, si fosse 
dato la pena di esaminare ,, confrontare^ scrutinare; e 
colui s siatene certo ^ caro poeta ^ appena udito il nome 
di vescovo di Ptoma non avrebbe detto « ho scoperto 
F antichità e F origine apostolica dell' autorità pontifi- 
cale ( e questo vuol dire fare un ruzzolone molto co- 
modo da S. Pietro a Gregorio 16°): appena ve- 
duto 

C. Non la vuoi finire ancora? Non vuoi capire che 
a me queste chiacchiere non mi contano nulla, e che 
quando una cosa non si trova nell'Evangelo /la soste- 
nessero mille autori^ l'avessero sostenuta per duemila 
anni; non ci piego la testa? Evangelo vuol essere ^ e 
basta. 

P. io dunque? Ma giova pur sempre notare* 
l'arte che tengono certi tali per comporre^ a loro 
senno come direbbe D. Francesco (pag. 48)., arzi- 
gogoli strani e ridevoli su quegli antichi ed accoc- 
carli poi al proprio avversario. Poiché in questo con- 
siste una delle più grandi forze ^ e de' più potenti pre- 
stigi del cattolicismo : parlar di cose nuove,, e dege- 
nerate con parole antiche; e concludere di queste ciò 
che a quelle venne applicato. Ora cambiata pure l'idea. 



— 46 — 

le parole restano : e per quanto elle fossero neil' ori- 
gine loro sincere, mentiscono, e sono quasi spostate. 
Le condizioni, i bisogni, gl'interessi, le relazioni 
scambievoli de' popoli cambiano rapidamente : il lin- 
guaggio non tiene dietro a questa rapidità , onde le 
cose nuove sono costrette a valersi di termini anti- 
chi: e la verità sfugge senza che ce ne avvediamo, 
sotto il velame delle parole. Quanto avrei da dire su 
questo tema! 

C. Mi ricordo di quell' abatonzolo che leggendo nel 
Purgatorio di Dante 

Allor che ben conobbe il galeotto (23) 

cominciò a gridare che il chiamar galeotto un angelo, 
era un vero scandalo, una cosa che faceva torto a Dan- 
te. — Che del resto meriterebbe questo libro il com- 
plimento dei monatti a Renzo : Va, va povero untorello, 
non sarai tu quello che spianti Milano. — Dico io però : 
giacché volete difendere cotesto cattolicismo pretino , 
giacché volete metterci qualche altro puntello affinché 
tardi un altro poco a cadere , perchè non ricorrete 
almeno a persone di polso? Venga almeno un Gio- 
berti^ e metta al servizio della causa vostra l'elo- 
quenza sua maravigliosa, la fertilità inesauribile del- 
l' ingegno, l'erudizione sterminata, il nome che lo ha 
fatto celebre anche fra gli stranieri; venga Rosmini 
e metta al servizio vostro la sua potente dialettica, e 
le sue cognizioni teologiche ; venga Y intemerato Man- 
zoni, e come scrisse a prò della morale cattolica, 
s'imbranchi co' redattori dell'Eco, e canti i miracoli 

riminesi; venga Ventura 

P. Oh! di padre Ventura non mi parlare. So quel che 
scriveva, e predicava innanzi il quarantotto; gli ho 
tenuto dietro fino alla sua lettera bestiale stampata 
nel giornale lo Statuto , ed alla sua veramente fratesca 
ritrattazione ; e mi basta. Ventura altro non era che 



— 47 — 

un frate : ei s' era fatto innanzi per infeudare a prò dei 
frati suoi il movimento italiano., e vedendo poi la 
mala prova \ si rimette in regola con chi più gli pre- 
me ^ e cercherà ora di rincocollare l'Italia. Tu dicessi 
piuttosto: venga Lambruschini^ e spenda a prò del cato- 
licismo pretino quel suo stile incantevole 9 quel senno 
soave 

C. Ora poi interrompo te. Quel benedetto Lambru- 
schini dopo aver tanto combattuto il cattolicismo-ge- 
suiticOj e propugnato la religione dell' Evangelo^ dopo 
aver in tante occasioni mostrato agli stranieri che 
non tutti i preti fra noi erano ignoranti ^ o perver- 
titi ^ ora nel più bello ci pianta ^ e quasi ci rinnega. 

P. Questo mi par troppo. L'hai tu letto il suo li- 
bro sull'educazione? 

C. Appunto. Ora dimmi se cosa più vaporosa,, più 
aerea^ più vaga può dirsi di quello ch'ei scrive sul- 
l'autorità religiosa, e sulla Chiesa ( pag. 28). Se 
quello non è gesuitismo,, vo' che mi sia mozzata la 
testa. 

P. Ma no^ ti dico: sono esagerazioni. Anche alla 
vita di Lambruschini ho tenuto dietro ^ e vorrei che 
tu mi dicessi quali cause ha disertato dal 30 in poi. 
quali impieghi ambito^ quante volte ha contradetto ai 
suoi principj. So che la sua condotta è illibata \ so 
che qualche giovane di non comune ingegno., che non 
credeva più a nulla , parlando con lui o leggendo i 
suoi scritti ha riaperto l'anima alla fede; so che in 
questa ed in altre maniere egli ha fatto del bene non 
poco,, so che non ha partecipato mai al laidume pre- 
tesco ^ so che i preti eziandio., s'intende i preti puro- 
sangue ^ non lo veggono di buon occhio. Rammentati 
che Lambruschini parlava di religione con linguaggio 
non pretesco ^ e forse pensava riforme , quando in 
Italia nessuno si occupava di tale argomento ^ talché 
-Gioberti lo chiamò suo maestro ; e se quelle sue cose 
iion fecero effetto,, egli è che non c'era ancora ba- 



— 48 — 

stante richiesta in Italia, e di troppo modesto abito 
eran vestite. 

C. Ma anch' egli s' era invasato di Pio IX. 

P. Dio buono! Non siamo poi tanto rigorosi: certo, 
tu ed io, ed altri pochi rimanemmo saldi , ma quanto 
pochi fummo? E ricordati che tacemmo, e ricordati 
che chi volle frenare o contradire quei plausi fu re- 
putato invidioso , o matto: e lo scrittore dell'Ar- 
naldo lo sa. 

C. E la sua famosa parlata al consiglio generale il 
31 gennaio dell'anno passato? 

P. Anche quella la notai bene ; e ne rilevai insomma 
che Lambruschini si mostrava cattolico ( e sebbene an- 
ticamente lo chiamassero Luterino, e bazzicasse mol- 
to i protestanti, e ne' suoi scritti più qua più là siavi 
qualche proposizione un pò eretica non so che abbia 
mai abiurato il cattolicismo) e che spaventato dagli 
eccessi di una stampa vituperosa, e qui aveva mille 
ragioni - à temeva di vedere calpestata insieme colla di- 
gnità papale, allora, e questo non bisogna perderlo 
di vista, retta dall'antico Pio IX, ogni più santa, 
e venerabile cosa. — Sai cos' è ? Lambruschini è uomo 
finissimo, e forse vede che mostrandosi troppo ora, fa- 
rebbe male a se, senza giovare altrui. Del resto nel 
fondo lo credo lo stesso. Nel suo libro sull'educazione 
cosa v' è mai di pretino, o di fratesco? In quante 
pagine splende al contrario la vera, la pura religione 
dell'Evangelo? 

C. Basta. Vedremo quando scenderà a cose più pra- 
tiche, e negli scritti religiosi; vedremo se avendo ri- 
guardo a questa reazione nera che ci minaccia, anzi 
c'invade avrà coraggio di spiegarsi più francamente, e 
mostrare con tutta nettezza la via che vuol battere. 

P. Io per me ci spero. — Tornando intanto al di- 
scorso di dianzi, venga Tommaseo, dirò, con quella 
mente potentissima, col suo rigoroso cattolicismo, parli 
all'Italia della religion cattolica qual' ella è, col da- 



— 49 — 

minio temporale de' papi; co' cardinali; coi miracoli 
di Rimini e con tutto il fatto voluto , o consentito 
dai preti; vengano costoro ^ ed allora comincerò a te- 
mere 3 come temei a tempo dell'antico Pio IX y che 
possa rimetter profonde radici la mala pianta ^ la quale 
da tanti secoli aduggia questa terra italiana. Ma certa 
roba non la temo; e vo' ridere. 

C. Or qual dottrina è questa ( parlo della dottrina 
quale il fatto voluto o consentito dai preti la mostra) che 
la letteratura nostra moderna., questa letteratura ispirata 
direttamente dal gran padre Alighieri; e nudrita da 
tanti affetti; esperienze s lagrime ; desideri; quanti da 
quattromila anni di civiltà ne ereditò il secolo deci- 
monono ? questa letteratura vivente ^ la repudia ^ la filo- 
sofia la scredita^ la storia illuminata dalla critica U ab- 
batte 3 il senso comune vi repugna 9 l'avanzamento 
della civiltà la mina; il volgo stesso ^ sebbene asson- 
nato; non se ne acquieta più? Cos'è mai questo culto 
che non trova più ministri nel ceto più gentile ed 
agiato ? Cos' è mai questo sistema che dal Vangelo si 
deduce , dai ministri del Vangelo si propala, ed ap- 
plicato al civile reggimento dei popoli cerca oppri- 
merli ^ malversarli; ebetir li; e sorregge il despotismo 
più sozzo; e trova difensori fra i lontani ed ignoti; 
e nemici fra i conoscenti vicini? E qual religione è que- 
sta; che proibisce la lettura e la diffusione di quella 
medesima parola di Dio in nome della quale ogni suo 
ministro opera e parla? E qual rappresentante di Cri- 
sto è mai quegli che per mantenere una misera co- 
rona ricorre alle baionette in nome di quel Dio che 
fece a Pietro ringuainare la spada , e tende la mano 
d' amico ad un re spergiuro ; ed alle sventure de' suoi 
popoli rimedia col carcere; e conculcando libertà ^ e 
nazionalità chiama fratello lo straniero j e l'italiano 
inimico ? 

P. La chiesa pretina è simile ad un bagattelliere 
abilissimo. Le turbe si trovano da molti secoli dentro 



— 50 — 

il suo recinto a guardarlo : alcuni alle sue prove stu- 
pende d' illusione ottica^ di lestezza di mano^ e di espe- 
rienze chimiche dicono 3 e credono stupefatti eh' egli 
s'intende col diavolo; altri pensano che sien cose na- 
turali, ma pure in fondo all' anima non possono sra- 
dicarsi affatto qualche dubbio di soprannaturale in- 
fluenza: pochi discredono affatto^ ma non sanno poi a 
che attribuire alcune delle prove le più stupende; e 
pur discredendo^ stanno nel magico recinto,, e guar- 
dano., ed applaudiscono; pochissimi sono quelli che 
conoscendo minutamente ogni artifizio,, ridono^ o pian- 
gono sulla credulità della turba: tentarono anzi que- 
sti disingannarla ^ ma furono perseguitati o fischiati ,, 
perchè la turba non vuol affaticarsi ad esaminare^ e 
di quell' illusione si diverte e gode. E il gran bagat- 
telliere tira innanzi imperterrito il proprio mestiere. 
La chiesa pretina è simile ad un castello incantato. 
Il mago Arimane indispettito di vedersi dal nemico 
rapir tanti sudditi, onde impedire che tutti gli uscisser 
di mano lo alzò là nel buio de' tempi, e vi chiuse un 
gran popolo,, e disse: niuno cerchi uscire di qua^ e 
tutto quello che può bramare il cuor vostro o chie- 
dere la bocca sarà mia cura che non vi venga a man- 
care. Ed egli intanto^ mantenendo sempre al fonda- 
mento del castello acceso un fuoco misterioso^ lo tiene 
in piedi. E quel fuoco è senza fine alimentato dal mago 
di materie sempre antiche e rinnovate sempre : li ardono 
le più squisite ^ insieme colle più volgari imposture 
pretine^ gli studi evirati, le pratiche esterne formu- 
late^ non intese,, e meccaniche,, i privilegi di una casta 
che si fa superiore al comune degli uomini., i pregiu- 
dizi ereditati, le credulità della vecchierella che per 
tanti anni ha ripetuto ogni sera le 6666 battiture (24)^ 
insieme colle fantasmagorie di Chateaubriand che crea^ 
dipinge un cattolicismo^ e poi lo vagheggia; i miraco- 
laci del Liguori, le idrofobe furie de'frati.ele sguaiate 
sdolcinature delle encicliche , e delle pastorali; i sus- 



— 5i — 

suiti del confessionale, le devozioni politiche ^ e le po- 
litiche devote,, le bellezze artistiche de' monumenti, la 
poesia delle ceremonie inventate nel poetico medio evo: 
e le candele, e gì' incensi, i triregni; le mitre,, le pia- 
nete, le cotte, i collari, i rituali, i calendari ; i bre- 
viari^ i cappucci^ i soggoli; i messali: e il castello 
dura da molti secoli: quanto ancora possa durare non 
so. 

La chiesa pretina è simile al sorite di Temistocle. 
Se tu cominci dalla prima premessa, e scendi grada- 
tamente alle altre; vedrai che prese una alla volta 
tornano tutte a pennello; ma se tu con uno sforzo di 
mente vuoi cavare la conseguenza finale, ti avvedi 
subito della patente assurdità. Ritirati per qualche 
mese in una solitudine a meditare dì e notte l'Evan- 
gelo, il puro Evangelo e pregare : quindi esci di là, 
e di botto va ad una messa pontificale, ad una pro- 
cessione solenne, e mi capirai. 

La chiesa pretina è simile a quelle pecorelle di 
Dante. 

Come le pecorelle escon dal chiuso 
Ad una a due a tre; e I 3 altre stanno 
Timidette atterrando gli occhi e il muso, 

E quel che una fa e l'altre fanno 3 
Addossandosi a lei s' ella s' arresta 
Semplici e quete, e lo perchè non sanno. 

C. Ma dunque saremo sempre spettatori di busso- 
lotti; rinchiusi nel castello, o pecore matte? Meglio 
ingaggiarsi in una colonia, e partire pel nuovo mondo. 

P. Bada: se ai preti riescisse spargere d'ondaletea 
questi cinquant' anni : annullare le opere de' massimi 
scrittori nostri, e mostrarci nelle scuole, invece del 
Dante, i versi sciolti di tre moderni eccellenti autori; 
sopprimere Botta, Sismondi, Colletta, e rimettere in 
uso i compendi melensi che usansi ne' seminari, se . . i 



— 52 — 

ma vedi bene che la supposizione è impossibile : dun- 
que speriamo, e avanti allegri. 

C. S^ ma intanto il povero popolo è ingarbugliato, 
e nelle campagne dove il prete domina, bisogna ve- 
dere. 

P. Anche nelle campagne però si comincia ad aprire 
gli occhi. E tutti i preti di campagna non sono ciu- 
chi, o birbi: ve n' è de' buoni, che preparano destra- 
mente il terreno e lavorano a modo. Vi sono anche 
de' secolari^ e non pochi. Nelle campagne pure, come 
per tutto ^ le grandi premesse son poste: tutti le di- 
cono, tutti le trasentono, fede ne' preti ce n'è sempre 
meno, ed altro non manca se non da quelle premesse 
trarre le debite conseguenze. A questo un sol momento 
può bastare. E già v'è chi le trasse. 

C. Ebbene perchè non si mostrano? perchè non si 
contano? perchè non si associano? Le opere indivi- 
duali , sconnesse non concludono a nulla: unità coo- 
perazione vuol essere. 

P. Fede vuoi essere, dico io: per la fede le montagne* 
si muovono, senza fede l'anima diviene incapace d'inten- 
dere il vero. Quando all'odio de' preti subentrerà in Ita- 
lia uno schietto amore dell'Evangelo, quando alla sma- 
nia di rovinare subentrerà il desiderio di riedificare, 
vedrai. — Quanto a noi, altro non possiamo per ora che 
operare in silenzio, aspettando^ ed implorando la bene- 
dizione di Dio. — Fede innanzi tutto. E tu sai che io ti 
stimo e ti amo perchè so che, sebbene a volte un 
po' troppo impetuoso, pur credi; e la fede tua non è 
intorbidata da fini politici, o da spirito di lotta, o di 
controversia. Fede, dunque: non confidiamo troppo 
nell'uomo; e quando l'esito non corrisponda alle no- 
stre supposizioni, alle nostre speranze, quando an- 
che dobbiam vedere, Iddio non lo voglia, una fe- 
roce prepotenza, ed un' obliqua politica conculcare in 
Italia ogni più nobile prerogativa dell'uomo, e cor- 
rompere il germe d'ogni virtù, e ci sia tolto la fa- 



— 53 — 

velia, e ci sia strappata di mano la parola di Dio, e 
siamo perseguitati, vilipesi, dispersi; adoriamo e pre- 
ghiamo sempre; e crediamo : né cediamo giammai alla 
tentazione di metter troppo l'uomo nelle veci di Dio. 
r— Ma l'umanità non retrocede. La ragione lo inse- 
gna 3 la storia lo conferma; il fatto lo dice. Con- 
fronta per esempio il ventuno, il trentuno 3 e il cin- 
quanta ; e dispera se puoi. 

C. È vero : ne convengo ^ ma in certi momenti mi si 
fa buio. 

P. Ebbene. Allora prendi in mano il Vangelo: leggi, 
e prega^ e vedrai di mezzo alle tenebre della dispe- 
razione^ sorridere Y astro della speranza. 

C. Ma non dobbiamo far nulla? 

P. Facciamo pure; ma con senno. E ricordati sem- 
pre: Vangelo; fede; fatti: dispute poche. Crediamo; e 
mostriamo nella condotta i frutti della fede nostra; e 
non diamo appiglio ai preti di declamare che abbiamo 
lasciato loro per rompere ogni freno: mostriamo insom- 
ma colle parole; e coli' opere che la via del vero; e 
del ^ene si trova lontano dai preti ; che si può non 
essere atei; né credere ai preti ; di ciò convinciamo 
F Italia ed avremo fatto un gran passo. 

C- Ma almeno per una volta alzi qualcuno la voce 
contro questa indegnità; mostri almeno che ci siamo 
accorti ed altamente sdegnati che in Toscana si pre- 
tenda spacciar per vere le fandonie di Rimini; e darci 
come roba buona le bassezze del don Francesco, e la 
leggerezza stomachevole del poeta inglese : mostriamo 
almen questo; e per ora sono contento. — E chi sa 
che a forza di spintoni i preti non si muovano un poco ! 
Chi sa che non comincino a riflettere ai casi loro; e 
neir alternativa di perder tutto ; o dare qualcosa ; non 
facciano qualche concessione? Studiassero un po'più; 
e un po' meglio; e diffondessero; anche tradotta dal 
Martini, anche colle note, la Bibbia, sarebbe un gua- 
dagno immenso. 



— 54 — 

P. Mi viene un pensiero : tu che hai tempo e quiete 
là in campagna,, raccapezza, e scrivi le cose che ab- 
biamo detto oggi. Son venute dal cuore , male non 
faranno, credo. 

C. Mi proverò. — Addio. — Ma a proposito. Nel no- 
stro discorso e' è scappato qualche scherzo; e noi che 
abbiamo biasimato chi celia in materia di religione. 

P. Di religione ! 

Perchè tanto delira 
Oggi lo ingegno tuo da quel che suole? 
Ovver la mente dove altrove mira ? 

M'hai fatto ridere da principio,, vuoi farmi ridere an- 
che da ultimo? 

C. Non t' intendo. 

P. Se chiami religione la lagrima vista alle 10 l h, 
gli argomenti del Barsi, o le 4 scoperte di quel viag- 
giatore sta bene; ma sul Vangelo, sui bisogni miste- 
riosi del cuore che corrisponde con Dio, su quella 

Luce intellettual piena d'amore, 
Amor di vero ben pien di letizia, 
Letizia che trascende ogni dolzore 

quand'ho io fatto il minimo scherzo? 

— Lasciai così l'amico; sbrigai alcune faccende., 
e poi rammentandomi della proposta eh' ei mi aveva 
fatto, andai a vedere le processioni de'preti, che an- 
davano a prestare omaggio all'Annunziata. — Se nei 
visi, e nel contegno di quei canonici, curati, cappel- 
lani od altri che fossero, era dipinta la pietà, il rac- 
coglimento, la fede, la compunzione, io voglio fare 
un dizionario a rovescio. Aria di gente snoccolata, di- 
stratta, fredda, incurante: chi parlava col compagno, 
chi rideva, chi guardava qua e là; e la gente, per 
verità, rendeva loro giustizia, perchè dove passavano 



— 55 — 

nessun vi badava; e nessuno li seguiva. Io pensavo: 
se , come fece con que' vecchi peccatori Y antico Da- 
niele 3 potessi ora prendere uno ad uno que' ciondo- 
loni ^ e a quattr'occhi domandare ad ognuno: Cosa 
intendi di fare con quella passeggiata? Neil' Annun- 
ziata ci credi o non ci credi? Qual effetto pensi tu che 
facciano certe cose alla giornata? E cosa intendi ve- 
ramente per religione? — Le risposte separate,, e 
schiette a queste e simili domande varrebbero a disin- 
gannare parecchi. — 

Intanto la processione entrò in Chiesa , io rimontai 
nel mio tilbury, e tornai qua nella mia solitudine. 



NOTE 



(4) Giordani. Prose inedite. La prima Psiche di Tenerani ., pag. 10. 

(2) È nota la caricatura in cui si vedeva l'Arcivescovo Minacci 
e Moutazio a cavallo duellare con una penna. E Montazio vinceva. 

(3) Nel fiorentino chiamano priore quello che in altri luoghi chia- 
masi curato, o parroco. 

(4) Chiunque può riscontrare la falsità di questa accusa, collazio- 
nando una traduz. di Martini stampata a Londra, con una pubbli- 
cata sotto la sorveglianza ecclesiastica. 

(5) Tedi: I miracoli della Madonna di Rimini. Articoli estratti dai 
numeri 42, 43, dell'Eco, e confermati dall'Osservatore Romano, e 
dalla Gazzetta di Bologna. Tipografia Benelli da S. Felicita. Giugno 
1850. 

(6) Virgilio. Eneide. Traduzione del Caro. 

(7) Vedi la mONOMACHIA, poemetto eroi-comico di Salvatore 
Viale. Bruxelles 1842. Sia raccomandata agli italiani questo leggi a- 
4rissimo poema, che sotto forme di uno scherzo racchiude alti in- 
segnamenti. 

(8) ^Sonetti iero-politici. — Siena Tipografia Arcivescovile 1849. 
Non posso rattenermi dai riportarne qui due, V uno dei quali mostra 
l'anima italiana, l'altro i meriti poetici, e tutti due il giudizio del 
Presidente delle conferenze vescovili toscane, Arcivescovo di Siena, 
Giuseppe Mancini , fra gli Arcadi Fiiodemo Cefìsio. 

Salve Radetzki ! de' trionfi tuoi 

Vasto grido echeggiò per l'orbe intiero. 

Per te salva la fé , salvo l' Impero 

In catene empietà, liberi noi. 
Terre sol conquistarono gii eroi : 

Tu la giustizia, tu l'onesto, il vero. 

Rendesti il Soglio a Cesare ed a Piero, 

Ad ogni italo prence i dritti suoi. 
Begli Unni, e Goti, e Vandali le spade 

Fur dome è ver; ma di te grande al paro 

Qua! fu tra i duci della prisca etade? 
Secoli molti que'guerrier pugnaro: 

Per dar pace all'Italia, e libertade 

Sol due pugne, o Radetzki, a te bastaro. 



58 



Dipintura dei de tiramenti dei dottrinari dirigenti 

Detestabili dommi dissennati, 

Documenti difformi dai divini, 

Disdicevoli drammi decantati 

Da dotti,, davi, drudi, damerini: 
Divi dannar, deificar dannati, 

Devastar dinastie, dritti, domini, 

Donne, denar dividersi, destini 

Da diaboliche destre decretati, 
Di distrugger dolcissimo diletto, 

Di doveri domestici disdegno, 

Di delubri disnor, di Dio dispetto. 
Debol descrizion, debol disegno \ 

De' dì dei dottrinario dialetto 

Di druidi, di demon delirio degno. 

(9) Vedi: Diatoghetti sulle materie correnti nei 1831 stampati senzs 
nome, o coir iniziale M. C. L. — Marchese C. .. . Leopardi. 

(10) Sulla dottrina e disciplina della Chiesa romana intorno al 
sacramento della Confessione. Discorso dei Dott. Alessandro Belli, 
monaco cassinese in Badia di Firenze contro il saggio dommatico sto- 
rico sulla confessione di L. Desanctis. Firenze 1850. 

(11) Consigliano questa, od alludono alla pubblica i passi tutti dei 
Padri che la Chiesa Romana adduce, in favore delia confessione. « 
noi, per usare le egregie parole del Sig. Desanctis, sfidiamo i preti 
della Chiesa Romana a~ citarci un sol fatto che ci dimostri uno di 
quei così detti Padri delia Chiesa il quale abbia ascoltato le altrui 
confessioni o egli stesso si sia confessato»: confessato, dico, nel senso 
che la chiesa romana ora da' a QUESTA parola. E qui sta veramente 
il forte della questione. La confessione come sfogo amichevole, Cal- 
vino stesso la raccomanda: l'uso della confessione pubblica, è un 
fatto di cui la storia ecclesiastica ampiamente depone; la confessione 
auriculare, qual ora è ridotta e quale si pratica dai cattolici, for- 
mulata, obbligatoria, è cosa recente, e riprovevole, come ogni cere- 
moniale prescritto dalla inerzia, o dalia ignoranza umana a ciò che 
più dalle formule aborre, all'affetto: donde il materialismo, l'ipo- 
crisia. — Trovino poi, se loro riesce, i preti romani fra i padri 
un'omelia, una lettera, un trattato od altro che ex professo tratti 
della confessione. Che se veramente i padri l'avessero intesa, quale 
ora i preti l'intendono, non avrebbero certo mancato d' inculcarla, e 
parlarne ampiamente. 

Che del resto ( senza perder mai di vista, che quello che non è nel 



— 59 — 

sacro codice, pei* noi non ha forza di legge ) diremo che negli scritti 
di quegli uomini rispettabili trovansi molti passi, i quali vengono con 
più o meno destrezza commentati dai preti in favore di questo argo- 
mento, il quale tanto, e non senza perchè, sta loro a cuore. Paolino 
di Nola, per esempio, scrive che il suo maestro S. Ambrogio, si com- 
moveva fino alle lagrime, quando alcuno andava a lui per dirgli le 
sue colpe, dimodoché il peccatore stesso piangeva; ed i preti per 
queste parole fanno di quel venerando uomo un confessore a loro 
modo. Ma tant' è : parlando a persone non istrutte, parlando in luoghi 
ove non è libera discussione, nulla di più facile che allucinare i gonzi, 
con testi, e passi di padri staccati dai resto e commentati a comodo. 

Col metodo stesso, ci sarebbe facilmente da rendere ai preti pan 
per focaccia con usura esuberante. — Caro lettore, a costo di allungar 
la nota, ti voglio portare un passo, perchè tu vegga se io parlo per 
aria. Metto anche il latino per maggiore esattezza; te lo traduco a 
risparmio d'ogni tua fatica. È di S. Agostino ( De verbis Domini. In 
Evang. secund. Mat. Serm. XVI ). 

Quando ergo in nos aliquis peccat, habeamus magnam curam, 
non prò nobis, nam gloriosum est iniurias oblivisci, sed obliviscere 
iniuriam tuam, non vulnus fratris tui. Ergo corripe inter te et ipsum 
solum intuens correctioni, parcens pudori. Forte enim prae verecundia 
incipit defendere peccatum suum, et quem vis correctiorem, facis pe- 
jorem. Corripe ergo inter te et ipsum solum. Si te audierit, lucratus 
es fratrem tuum, quia perierat nisi faceres. Si te autem non audie- 
rit, id est peccatum suum quasi justitiam defenderit, Adhibe Mi 
duos vel tres, quia in ore duorum vel trium testium stat omne verbum. 
Si nec ipsos audierit, sit Ubi sicut ethnicus et pubblicami. Noli illuni 
deputare jam in numero fratrum tuorum, nec ideo tamen salus ejus 
negligenda est. Nam et ipsos ethnicos , idest gentiles et paganos in 
numero quidem fratrum non deputamus, sed tamen eorum salutem 
inquirimus. Hoc ergo audivimus Dominum ita monentem et tanta 
cura praecipientem ut etiam hoc adderet continuo: Amendico vobis, 
quaecumque ligaveritis super terram ec. Coepisti HABERE FRATREM 
TUUM tanquam publicanum, LIGAS ILLUM IN TERRA, sed ut juste 
alliges vide: nam injusta vincula dirumpit justitia. Cum autem COR- 
REXERIS ET CONCORD AVERIS cum fratre tuo, SOLVISTI ILLUM 
IN TERRA. Quum solveris in terra solutus erit et in coelo. Multum 
non tibi praestas, sed illi, quia multum nocuit non tibi, sed sibi. 

« Quando adunque alcuno pecca contro di noi, facciamone gran caso ; 
ma non per noi, che il dimenticare le offese è gloria; tu però dimen- 
tica P ingiuria ricevuta dal tuo fratello, ma non la ferita ch'ei fece 
ali' anima propria. Quindi correggilo tra te e lui solo : badando alla 
correzione, ma risparmiando il pudore ; che per avventura egli preso 
dalla vergogna non cominci a difendere il proprio peccato, e quello 



— 60 — 

che tu volevi correggere si faccia peggiore. Correggilo dunque fra 
te, e lui solo. Se ti udrà, avrai guadagnato il tuo fratello, che senza 
le parole tue era perito : se poi non ti udrà , se cioè vorrà difendere 
come cosa benfatta la sua colpa, mena a lui due o tre persone, af- 
finchè dal detto di due o tre testimoni sia confermato tutto P affare. 
Se disdegna di ascoltar loro, siati come il pagano, o il pubblicano. 
Non lo tener più per fratello , senza però trascurare la sua salute. 
Poiché noi non annoveriamo al certo fra i nostri fratelli gli etnici, 
cioè i gentili ed i pagani, ma siamo solleciti però della loro salute. 
Su questo dunque tanta è , come udimmo , la premura con cui il 
Signore dà prescrizioni ed avvertimenti che subito aggiunge: In 
verità vi dico, qualunque cosa avrete legato sulla terra, sarà 
legata in Cielo, ec. — Ora se tu cominciasti A RIGUARDARE IL TUO 
FRATELLO COME UN PUBBLICANO, TU LO LEGHI IN TERRA : ma 
bada di legarlo giustamente, poiché gl'ingiusti legami la giustizia li 
infrange. Se poi AVRAI CORRETTO IL TUO FRATELLO , E TI SA- 
RAI MESSO D'ACCORDO CON LUI, TU L'HAI SCIOLTO IN TERRA; 
e quello che sciolto avrai in terra sarà sciolto pure in cielo. Tu fai 
bene molto a lui, non a te , poiché non a te egli nocque, ma a se mede- 
simo. » 

Ora io domando se il passo di Sant' Agostino non è qui chiarissi- 
mo a mostrare che tutti noi cristiani abbiamo il diritto di legare o 
di sciogliere, intese queste due parole, come, con quel santo, i pro- 
testanti pure le intendono. E nota che nel resto del discorso non tro- 
vasi la più leggera allusione alla assoluzione del prete , ed alla con- 
fessione fatta per ottenerla. 

Alquanto sotto Agostino aggiunge. 

Ipsa corripienda sunt coram omnibus. Ipsa vero corripienda sunt 
secretius quae peccantur secretius ..... nec prodo nec negligo, cor- 
ripio in secreto, pono ante oculos Dei judicium, terreo cruentam 
conscientiam, persuadeo poenitentiam. Hac charitate praediti esse 

debemus forte quod scis et ego scio , sed non coram te , cor- 

ripio, quia curare volo, non accusare. Sunt homines adulteri in 
domibus suis , in secreto peccant, aliquando nobis produntur ab uxo- 
ribus suis, plerumque zelantibus, aliquando maritorum salutem que- 
rentibus: hos non prodimus palam, sed in secreto arguiraus. Ubi con- 
tigit malum, ibi moriatur malum ..... 

Palam loquor et in secreto arguo. Aures omnium pulso sed coscien- 
tias quorumdam convenio. Si dicerem : tu adulter corrige te, primo 
forte dicere m quod nescirem, forte quod temere audieram suspica- 
rer. Non dico : tu adulter corrige te , sed quisquis in hoc populo adul- 
ter , corrige te. Pubblica est correptio , secreta correctio, scio quia 
ille qui timuerit corrigit se. 

« Quelle son da correggere in presenza di tutti: altre poi che se* 



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cretaménte furon commesse vogliono essere secretamente corrette . . . 
io né le svelo, né le trascuro: correggo in secreto, metto innanzi agli 
occhi il giudizio di Dio, spavento la coscienza rea, persuado a pe- 
nitenza. Di tal carità bisogna esser forniti, forse quel che tu sai 
lo so io pure , ma non correggo in presenza tua, perchè voglio cu- 
rare non accusare. Hannovi degli uomini adulteri in casa : peccano 
costoro secretamente, talvolta ci sono svelati dalle mogli: più spesso 
per gelosia, ma talora pure per zelo della salute dei mariti: questi 
noi non li manifestiamo, li correggiamo in secreto: come nacque la 
colpa, cosi dee morire 

In pubblico parlo, in secreto correggo: alle orecchie di tutti io 
batto , ma alle coscienze di alcuni solamente io miro. Se dicessi : tu 
adultero, correggiti, primieramente forse parlerei a caso, e forse 
sospetterei senza fondamento bastante. Non dico: tu adultero correg- 
giti, ma bensì: o tu adultero, qualunque sii che ti trovi in questo po- 
polo , correggiti. Pubblica è la riprensione , la correzione , secreta , e 
so che colui temendo, si emenda. » 

Noi lasciamo questa citazione senza commenti al discreto lettore , 
tornando sempre a quello che ci pare argomento irresistibile , cioè il 
fatto» Odasi in questo genere un* amenissima asserzione della Chiesa 
cattolica.» È un fatto (constat) che se dalla cristiana disciplina si tolga 
la confessione sacramentale, tutte le cose saranno piene di occulte, 
e nefande scelleratezze, le quali poi, ed altre molto più gravi, gli 
uomini pervertiti nell'abito, non dubiteranno commettere manifesta- 
mente (Catechismus ex decreto SS. Concili Tridentini. Pars II, caput 
IV § 37) a dar retta alla qual sentenza ì popoli non cattolici ro- 
mani, presso i quali l'uso della confessione non è mai stato, od è 
abolito dovrebbero essere i più scostumati anzi scellerati popoli del 
mondo. Ora se questo sia, chi ha fior di senno ed ha potuto far 
confronti lo vede: eppure il catechismo è infallibile. 

Ma, e questo è argomento di speranza per chiunque desideri la 
caduta del falso decrepito sistema romano, e con essa il trionfo 
della religione di Cristo, costoro sono obbligati per reggersi ad ammas- 
sare troppe menzogne. Ed è naturale. La riforma avvedutasi per 
tempo degli abusi del cattolicismo pretino, richiamò i cristiani al- 
l'Evangelo, e ponendo al cimento di quel divino volume le istitu- 
zioni, le dottrine, le consuetudini, rigettò risolutamente ciò che con 
quello non combinava : il sistema cattolico al contrario si adopera a 
sostenere a questi tempi tutte le superfetazioni, anche le più assurde, 
de' tempi barbari. E in parte vi riesce perchè ha dalla sua gli inte- 
ressi mondani, e più che altro la forza. Se la forza materiale lo 
abbandonasse, o lo rinnegasse vedresti in quanto breve tempo do- 
vrebbe perire. Ma costoro quando non han più da rispondere scomu- 



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BÌcano: se ciò non vale, minacciano, ed aizzano i governi alle per- 
quisizioni, alle sorde persecuzioni ed alle condanne. 

Come poi non son mai tanto assurdi i preti come quando argo- 
mentano, né mai tanto ridicoli come quando assumono tuono solenne , 
così non mai riescono tanto sguaiati come quando si danno al sen- 
timentale. <c Vada a confessarsi da un buono e bravo sacerdote » 
diceva una volta con aria compunta un frate, terminando con questo 
colpo di riserva una disputa « vada e poi mi saprà dire se la confes- 
sione è di istituzione divina. » Ma bravo « gli fu risposto » trovi un 
amico vero, versi in lui tutta 1' anima sua, e dopo un beato colloquio 
intimo nel quale ha da lui ricevuto consigli, consolazioni, e conforti 
mi sappia dire se 1' amicizia è d' istituzione umana, o divina. » •— • 

(12) Viaggi di un gentiluomo irlandese in cerca di una religione, di 
Tommaso Moore, Fascicolo 1° Dispensa 2 a della società per la diffusione 
di buoni libri. Firenze 1850. — Il titolo inglese, per chi volesse saperlo 
è « Travelsafan irish Gentleman in search of a reliyion by Thomas 
Moore. Le tre risposte che in breve tempo furon fatte a questo libro 
singolare ebbero per titolo 1° Second travelsofan irish gentleman in 
search of a religion in two volumes. Dublin 4833 — • 2° A guide 
to an irish gentleman in his search for a religian by the Rev. Mor- 
tirner Gullivan. Dublin 1833 — 3° Reply to the travels of an irish 
gentleman in search of a religion in six letters by Philaletes Canta- 
brigiensis. Londra 1834. — Alla seconda di queste risposte noi dob- 
biamo in gran parte le poche osservazioni fatte sul libro di Moore. 

(13) Io mai non chieggo 

Ove nacquer costoro; e a lunga prova 
Voi, Romani, perdio, saper dovreste 
Che non han patria i sacerdoti 

Arnaldo da Brescia. Atto 1° scena 4. Ogni italiano dovrebbe me- 
ditare profondamente , e chiudersi nel cuore le grandi verità che in 
versi degni di lui bandiva con quella tragedia all' Italia il Niccolini. 
Farebbe poi opera degna ed utilissima ai tempi nostri chi raffron- 
tasse quest'opera stupenda colia Divina Commedia, e mostrasse come 
Dante pose il gran problema, e Niccolini l'ha sciolto. 

(14) Il generale Beckwith. 

(15) Storia d'Italia in continuazione di quella del Guicciardini 
Lib. IV. 

(16) Vedi per tutte queste notizie storiche le storie ecclesiastiche 
non vendute a Roma, e i cenni storici sui Valdesi di A. Bert. To- 
rino 1849. 

(17) I primi due giornali si pubblicavano a Modena, l'Eco si 
pubblica presentemente a Firenze. 



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(48) V'è chi l'ha chiamato da adulto il Voltaire inglese, come 
da giovanetto, avendo pubblicato una traduzione delle odi di Ana- 
creonte, venne chiamato Anacreonte Moore. 

Come un saggio della maniera di poetare di questo nuovo santo 
Padre, di questo Apologista , sulle più gravi materie, porto qui un'ode 
sua tradotta in prosa. Prego il traduttore Bini, ed i preti suoi a me- 
ditarla. 

LA CHIESA, E LO STATO 

FAVOLA 

Quando il reale potere era giovane ed ardimentoso, innanzichè 
toccato dal tempo fosse divenuto, per non dir vecchio, che sarebbe 
cosa sgarbata, almeno giovinotto passato, — ci-devant jeune 
honime, — 

Una sera facendo una certa caccia proibita s'abbattè nella reli- 
gione, che passava lì a piedi, ed ebbe con lei un abboccamento. 

La religione suddetta era un fraticello umile, e di buonissima 
pasta, che fino allora non avea mai avuto idea, né voglia di andare 
in carrozza: 

« Ehi quel frate « disse il potere reale a cui le mascherate, e i 
travestimenti piacevano molto » ehi quel vecchio frate, potrei io 
chiedervi in prestito per un momento la vostra tonaca ? » 

Il frate non sapendo qual ghiribizzo fosse saltato in testa a quel 
giovanotlaccio, e tentato anche un pocolino dalla serica veste rica- 
mata eh' ei gli offeriva in cambio , lo compiacque. 

Eccoti il real potere correre a scavezzacollo per le vie della città : 
e 11, picchia di qua, picchia di là a romper cristalli di finestre, at- 
terrare e spengere lampioni, e buttare giù a forza di pugni i gen- 
darmi a dozzine. * 

« Ma che è? Ma perchè? Ma come? » strillavano i maltratta- 
ti. Nessuno sapeva, rispondere. Solo sapevasi che quel signore il quale 
li percuoteva così malamente aveva indosso la tonaca della religione. 

Intanto il fraticello a vedersi vestito con tanto lusso era uscito 
fuor dai gangheri, si era fatto rubizzo assai, era diventato grassoccio, 
disprezzava Y antica vita, e andava attorno con molto romore, pro- 
prio alla grande. 

Cominciava pure a sagrare dicendo: Damnyou, e simili cattive- 
rie: ammiccava la borsa degli altri: insomma si era fatto pazzo e 
briccone. 

Siccome però questa cosa non stava bene, e la gente non la 
poteva più sopportare, il senso comune, che allora teneva il suo tri- 
bunale, intimò ad ambedue i rei di comparirgli dinanzi. 



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E li i giudici dopo parecchie ore passate a disputare ( perchè 
senza far dispute mi tribunale non può dar la sentenza) mandarono 
il frate da San Luca , e il potere reale dovè far fagotto, e andare in 
prigione. 

Perchè però fossero ambedue ridotti al dovere, e per avere 
una garanzia contro ogni ricaduta futura, fu preso il provvedimento 
seguente : 

La religione, esperta oramai de' mali terribili che vengono da 
tali imprestiti, non presterà mai più la sua tonaca al regio potere : e 
questi seguiterà i suoi spassi, ma senza spezzar più coi pugni la te- 
sta alla povera gente. 9 Moore's works. Paris. Gaiignani, pag. 184. 

(19) Omero Iliade. Canto 13. traduz. di Monti. 

(20) Ariosto Orlando furioso e, 14. 

(21) Ignat. epist. ad romanos IV. 

(22) Euseb. historia. Lib. 3. e. 36. 

(23) Dante. Purgatorio e. 2. 

(24) li sullodato Salvatore Viale mette così in canzonatura nella 
predica del provicario Patacca le visioni di Santa Brigida. 

Una santa in un libro santo e dotto 
Dice ch'ei trentanove mostaccioni, 
E tirate di barba ebbe ventotto, 
Tre cadute , quattordici spintoni 
Tremila in testa undici pruni acuti, 
Trenta berlèffi, e cencinquanta sputi. 

Dionomachia, C. 8. 29.